Quel cerino

di Francesco Gazzè e Massimiliano Gazzè

Vento,
che scalci nelle sere
e qualcosa fai cadere
dai tavoli all’aperto…

Vento che sai muovere
i capelli,
sfogli pagine
ed incolli
le foglie alle ringhiere…

vento,
ma se basta un altro idiota,
la scintilla è una folata
per ricominciare il male,
ho soltanto
una domanda:

vento,
non ti accorgi che se incendia
è aria che devi fermare?

Vento,
che ti ho guardato anche
soffiare
contro il moto orizzontale
delle onde e farne venature
bianche…
ti ho visto da lontano
come un gigante nero
all’orizzonte
diventare
un uragano!
Vento,
lo trovi divertente
quando la nebbia è un muro
stare lì a non fare niente?
Ma ti ho visto anche sicuro
spazzare via dal cielo
nuvole di veleno.

Vento,
capirai perché ogni volta
che fai sbattere una porta
poi ci sobbalza il cuore…

vento,
siamo intrisi di paure,
gente allergica al dolore,
ai soprusi e allo spavento…

vento,
ma se basta un altro
idiota,
la scintilla è una folata
per ricominciare il male,
ho soltanto una domanda:

vento,
non ti accorgi che se incendia
è aria che devi fermare?

Vento
che ti trastulli
in giro
a fare caroselli di cartacce
in qualche abbandonato anfratto…
vento
se almeno per dispetto
in un dannato
giorno di bonaccia
avessi spento
quel cerino!
Vento,
soltanto
una domanda:
non ti accorgi che se incendia
è aria che devi fermare?

2 thoughts on “Quel cerino

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