#fsglive Rock in Roma Padrone della Festa tour 30 luglio 2015

Scaletta dell’ultima tappa de “Il padrone della Festa” tour. La qualità dei video è modesta, il valore di questo ricordo incalcolabile.

 

Alzo le mani

Life is sweet

Sirio è sparita


Una buona idea

Il flamenco della doccia

L’amore non esiste

Come mi pare

Ma che discorsi

È non è

Il solito sesso

Vento d’estate

Il mio nemico

L’avversario (Annina mia, Rosso, L’uomo più furbo, Dica, Le cose che abbiamo in comune)

Mentre dormi


Costruire

L’autostrada

Capelli

Occhi da orientale

Il timido ubriaco

Cara Valentina

Il negozio di antiquariato

Testardo

La favola di Adamo e Eva


Lasciarsi un giorno a Roma

Salirò

Sornione

Una musica può fare

Gino e l’alfetta

Sotto casa

Cohiba

Gran Finale
Il padrone della festa

 

3 thoughts on “#fsglive Rock in Roma Padrone della Festa tour 30 luglio 2015

  1. wwayne says:

    Io ho visto soltanto 3 concerti in tutta la mia vita, tutti e 3 di Franco Battiato. Gli piace farli in mezzo ai prati, e questo talvolta causa degli inconvenienti non da poco.
    Ad esempio, al primo dei 3 concerti aveva piovuto a dirotto dalla mattina fino a un’ ora prima dell’ inizio, e quindi per raggiungere il mio posto a sedere dovetti avanzare nel fango che mi arrivava fino alle caviglie.
    Tuttavia, fare i concerti in un contesto agreste ha anche dei lati positivi: ad esempio, al secondo e al terzo concerto eravamo in piena Primavera, e quindi l’ aria era carica di tutti gli odori naturali della terra, sembrava di essere nel giardino dell’ Eden.
    Al primo concerto Battiato fece un’ entrata in scena spettacolare: arrivò in macchina, fece fermare l’ autista a poca distanza dagli ultimi posti a sedere e poi percorse a piedi il tragitto da lì al palco. Anche lui si sarà riempito le scarpe di fango, ora che ci penso.
    Il pubblico fu molto disciplinato: invece di sporgersi in avanti per toccarlo, si alzò in piedi e lo applaudì a scena aperta. Lo facemmo perché avevamo capito il senso profondo di quella scelta: Battiato voleva esprimere vicinanza al suo pubblico non con un sorriso finto, non con un ringraziamento stereotipato, ma con il gesto simbolico di camminare in mezzo a noi. Ci commosse senza bisogno di dire una parola.
    Il terzo concerto fu il più bello in assoluto, perché lui nell’ ultima mezz’ora ci chiamò tutti sotto il palco e fece canzoni a richiesta finché non gli andò via la voce.
    Quella sera stessa capii che non l’avrei più visto in concerto, perché era meglio chiudere così, avevo già toccato l’apice. Buona Domenica! 🙂

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