Nulla, guida all’ascolto

Nulla è una canzone che ho scoperto col tempo. Forse inizialmente quella che ho ascoltato meno di Maximilian, per poi riassaporarla e conoscerla col tempo. E gustarla con immensa gioia nella versione sintonica di Alchemaya.

E adesso, ve la racconto.

Nulla è una mirabile costruzione poetica. I soggetti di ogni strofa sono da mettere tutti in relazione con la ripresa.

Nessun pensiero può competere con quello, costante, di averti vista. Così forte e totalizzante, che assedia la mente, penetra, invade e conquista. Una sensazione che tutti abbiamo provato, ma credo mai saputo esprimere con tanta forza. Perchè l’amore sconfina facile nell’ossessione, e diventa violenza. Diventa prigione e gabbia per la mente.

Eppure, è tanto forte il pensiero dell’altro – forte e costante – che nulla vale al suo confronto.

Non le visioni stelle cadenti, che avvolte nel velo della notte come perle, scivolano dentro ai sogni della gente.

Non l’albeggiare amaranto sul mare, non le aurore boreali sull’orizzonte.

Non gli abissi o le spaccature viste dalle altezze di sbuffi di nuvole  (L’Orrido. Il vuoto terrificante di Mostri)

 

Non le idee che persistono anche tra crepiti e schiocchi (forte l’onomatopea)

Non la potenza dirompente di grandine e vento (la forza degli elementi di Quel cerino)

Nulla vale al confronto.

Nulla

Tutto questo, come sempre, è del tutto personale

©EC

 

Confronti – seconda puntata

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Seconda puntata di questo percorso, del tutto personale.

Vi propongo tre ascolti. Il tema di fondo è analogo o per lo meno affine, e si riassume nel titolo della prima traccia in ordine di tempo: L’amore pensato (La favola di Adamo ed Eva, 1998). Le altre due sono: Non è più come prima (Ognuno fa quel che gli pare, 2001) e Di nascosto (Raduni, 2005).

Lo sviluppo è simile, l’atmosfera è solo apparentemente più giocosa in L’amore Pensato, che a differenza delle altre due canzoni, ripercorre una storia dai suoi esordi (io nuovo marito, compagno d’altare). Tutte e tre le tracce si snodano per immagini, attingendo dal quotidiano della vita di coppia, che ne è argomento.

Daniela che sfoglia mensili arretrati, caduta all’impiedi da un mio “sono pronto”, urlatole a stento da sotto la doccia. (L’amore pensato)

Il ritratto di me disteso, mentre sparecchi la cena/ è un fotogramma ricorrente, che ti stramazza sul divano sempre… (Non è più come prima)

Il tuo respiro finiva ad imbuto,
e giù sorsi di vino se uscivo un minuto,
però non un fiato…
nessuno ti veda mangiare nuda del dolce avanzato… (Di nascosto)

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Lui osserva lei – e il loro rapporto – dall’esterno, sentendosene già escluso, o forse sentendo di non averne mai fatto davvero parte. Sono i problemi di comunicazione che la confidenza di una vita insieme non aiutano a sanare.

perché non me lo hai mai detto
che ti andavo un po’ stretto?
Questo sembrava il mio posto ma sotto sotto… (Di Nascosto)

perché stiamo insieme che cosa ci lega
chi ci pensa nel miele annega… (L’amore pensato)

dipende dai nostri umori
se la casa ci inghiotte
o ci starnuta fuori dalle stanze
come colleghi di lavoro (Non è più come prima)

Anzi la confidenza, e l’affetto, complicano le cose, e costringono a una mancanza di sincerità che non è per forza malafede. È una forma d’amore invece, paura di ferire l’altro, di rompere l’equilibrio, di cambiare, di perdersi.

Ma tu quel difetto di parlare poco
E se io avessi avuto soltanto un sospetto,
però non è tardi per restare insieme:
siamo più grandi vedrai andrà bene.
Da quanto tempo mi guardi attraverso
ed io stupido, perso negli occhi che ho scelto (Di Nascosto)

Un velo di rimpianto per quello che sarebbe potuto essere, intrecciato a una pacifica rassegnazione, come se anche questa felicità imperfetta potesse essere rassicurante. E c’è una promessa di fedeltà:

È la tua bocca che mi manca soprattutto,
tu sei cresciuta come un cuore nel mio petto;
se non avrò più un altro amore come il nostro
io preferisco amarti ancora di nascosto (Di Nascosto)

e una speranza nemmeno troppo velata:

le poche parole lanciate nel mucchio
sassate su specchio che crepan silenzi
o timidi assensi col cenno del capo
e un bacio non dato… l’amore pensato (L’amore pensato)

Ma dall’altra parte non sempre si trova corrispondenza:

E tu fai ancora passi indietro
stringi ancora le gambe al petto, 
e sembri una conchiglia rotta
dopo lo spavento dell’onda
ti difendi come puoi

(tema più volte ripreso e che più volte riprenderemo).

 

E una conclusione che è quasi una filosofia:

L’uomo che ama si dibatte in
un lago salato asciugato dal sole
e non prega ma danza, silenziosa presenza agitata che
nessuna musica nota ci spiega perché un suono è speranza…

 

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.

 

 

 

 

Il timido ubriaco (guida all’ascolto)

Da: Gadzilla

Macrotema: L’amore pensato

Che dire di questa poesia? Bisogna aver vissuto quello di cui parla, per apprezzarla?

L’errore, una scelta, uno sposo non voluto? Sudato che farebbe schifo a un piede, tapino, villano?

E poi la carezza di una rosa, inattesa, delicata, che arriva da uno sconosciuto che ci incontra e ci sfiora, e ci dice che c’è qualcuno ancora capace di cogliere la nostra bellezza. Ubriaco sì, ma solo d’amore. E di un amore sfortunato e impossibile.

Non è la prima volta che Max affronta l’argomento del “terzo” in una relazione. Come nel “Solito Sesso” (dillo al tuo compagno che ci ha visti stanotte) o in “La nostra vita nuova” (Ora parla al tuo compagno, e digli che l’amore spiega, le cose che la gente nega. Le cose che tutti sanno).

Non c’è speranza alla fine. Nessun irruzione dal fondo della chiesa. Nessuno che scappa dall’altare. Lei si sposerà, domani. Ma quella rosa le darà conforto, e forse coraggio, per decidere di cambiare.

Tutto questo, naturalmente, è del tutto personale.

©EC

Guida alla guida all’Ascolto

Piccola guida alla Guida all’Ascolto, che naturalmente è del tutto personale. In quella che vuole essere quasi un’esegesi delle fonti, ho scelto di raggruppare le canzoni di Max secondo alcuni macrotemi, che considero le costanti della sua poetica.

La mente dell’uomo = i modi di stare al mondo e interagire, attitudini, espressività, emotività. Il Max più introspettivo.

L’amore pensato = La coppia, l’amore, la vita a due, la comunicazione, la complessità dei rapporti. Il Max più sentimentale.

Etereo = La metafisica, l’ermetismo e l’alchimia. Viaggio, esplorazione di conoscenza, cammino di illuminazione dell’anima. Il Max più profondo.

Una musica può fare = Divertimenti, divagazioni, provocazioni, giocare con le parole e con le note. Il Max più popolare

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.

Elogio alla sublime convivenza (guida all’ascolto)

CD: Tra l’aratro e la radio

Sottotitolo: L’amore pensato

Un’analisi (auto)critica della vita di coppia. Si parte con l’intenzione precisa di aggirare la solitudine, o anche solo la paura della solitudine. Si cerca qualcosa che ci completi, con dedizione e frenesia quasi cieca. Trovato qualcuno, lo si idolatra. Diventa un culto, da praticare con costanza assoluta, a sfiorare la devozione – solo apparentemente devozione altruistica. Presto ci si stanca. La devozione non basta più, e nemmeno l’altro basta più. La solitudine è dietro l’angolo. E se non ci si basta da spoli, soffocante assale l’istinto animale (profano quanto mangiare) di riprodursi. Di qui in avanti, è un rincorrersi di ricerche di stabilità, in giochi di equilibri e calcoli di distanze e brama di riuscire a incastrarsi dentro meccanismi ripetitivi, che rassicurano solo in quanto familiari. E forse tutto questo alla fine serve, perchè quando verranno gli anni dei ricordi, ci troveranno ancora uniti e forti. Forse uniti proprio da tutti gli sforzi fatti nel tentativo di diventarlo. Non è necessario avere vinto la guerra per aver creato un saldo spirito di corpo con i propri commilitoni.

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.

©EC

Il mistero della polvere (guida all’ascolto)

Cd: Tra l’aratro e la radio

Classe: Etereo

La terra madre, e noi figli. Come in cielo così in terra. Un richiamo che non è solo evangelico. Come in cielo così in terra ci arriva da Ermete e dalla Tavola di Smeraldo. Come sopra come sotto.

Nello sviluppo, la parola Terra ricorre ogni poche strofe, come un’alliterazione.

La canzone è un gioco con picchi di profondità inattesi. Cos’è il mistero della polvere? Un divertimento? Una provocazione? Una critica al nostro dare troppo spazio a problemi inesistenti? O al contrario una ricerca quasi metafisico di quanto è nascosto ai nostri occhi?

E poi, quasi improvviso, un grido d’aiuto, che ritorna a quell’invocazione iniziale. Padre nostro… perchè te ne stai rintanato nei tuoi cieli, e non vieni quaggiù? Forse una delle prime espressioni di fede che Max ha pubblicato. Una fede incerta, minata proprio da questa assenza. Un Dio distante, assente. Ringrazio Dio per gli anni senza un dio… Come se la vera salvezza fosse non credere in niente, per la paura di rimanere delusi.

Conosciamo rotazioni e gravità. Prevediamo pure orbite impossibili. Siamo arrivati molto lontani nello spazio e nel tempo, ma non riusciamo a capire quello che abbia vicino. La terra su cui camminiamo. Il prossimo. La polvere. Dei misteri imperscrutabili, rimane ancora quello della polvere.

Sudiamo, corriamo, ci alziamo e ricadiamo. Molto sforzo da parte di noi figli della terra?

Ma ha un senso? O è soltanto un rincorrersi vorticoso, in circoli viziosi che portano solo ad altre incertezze?

 

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.

©EC