Max Gazzè: “Trent’anni di studio in 11 canzoni: dalla storia alla fisica quantistica”

fonte: la stampa.it
Reduce da Sanremo, il cantautore racconta il nuovo disco Alchemaya. Con un’orchestra e un sintetizzatore: «Ho inventato la musica sintonica»

Parla del nuovo progetto discografico Alchemaya come di un lavoro «ambizioso e coraggioso, che sono soddisfatto di avere fatto». Si tratta di un doppio cd per il quale Max Gazzè ha coniato il neologismo «sintonico», ovvero l’incontro tra la musica sinfonica e il sintetizzatore: «Almeno non urto la sensibilità dei puristi della sinfonica», scherza. Nel primo atto c’è la vera opera in undici tracce, nel secondo tredici successi di Max riproposti in questa nuova veste, più tre inediti: Se soltanto, Un brivido a Notte, «che ho liberamente tratto da La Canzone della Cortigianetta di Gian Pietro Lucini» e il brano portato al Festival di Sanremo La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

«In questo disco – racconta – non ci sono i classici strumenti rock come chitarra, basso e batteria. Al loro posto c’è la Bohemian Symphony Orchestra di Praga: sessanta elementi diretti dal Maestro Clemente Ferrari, che ha anche orchestrato l’opera. E poi c’è il sintetizzatore che amplia la gamma delle frequenze dell’orchestra». Alchemaya succede al live nei teatri: «È stato sorprendente scoprire come il pubblico sia stato positivamente colpito dalla prima parte dello show, quello dell’opera – sottolinea Gazzè -. Non era per nulla scontato, perché si tratta di canzoni che non appartenevano al mio repertorio. Sono il risultato di un percorso di studio durato trent’anni».

Percorso condiviso con il fratello Francesco, abituale autore dei testi, coinvolto anche in questo progetto: «In quest’opera ho sviluppato temi di storia, filosofia, mitologia, fisica quantistica ed esoterismo. Sono impegnativi, lo so, ma li abbiamo trattati con leggerezza. Avere trovato una chiave narrativa che è stata apprezzata mi ha spinto a dire: “Adesso faccio il disco”. Così è nato Alchemaya, un concept album, almeno nella prima parte, che si avvicina più al mondo progressive che all’opera classica».

La prossima estate l’opera sintonica di Max riprenderà la strada dei teatri, con quattro appuntamenti in scenari d’incanto come le Terme di Caracalla di Roma (5 agosto), lo Sferisterio di Macerata (due giorni dopo), il Teatro Antico di Taormina (25 agosto) e l’Arena di Verona per il gran finale, il 2 settembre.

Resta da capire se resterà un unicum o se siamo all’inizio di una nuova strada: «La sinfonica io l’ho sempre apprezzata e da ragazzo l’ho anche studiata. In passato ho collaborato con la Filarmonica Toscanini e con l’Orchestra Verdi di Milano, tutte esperienze che mi hanno portato alla realizzazione di Alchemaya. Quindi non credo che sarà un’esperienza che abbandonerò, magari la porterò avanti parallelamente a quanto normalmente faccio».

In tutto ciò, una garanzia sembra esserci, il pubblico che ormai da decenni lo ama, non smetterà di seguirlo. Alchemaya è una produzione che in Italia non in tanti si sarebbero potuti permettere, e discorso analogo si potrebbe fare per il successo de La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, scelta banale portarla a Sanremo.

Ora, terminato il giro d’Italia nei negozi di dischi per incontrare il pubblico e firmare copie del disco, Gazzè potrà ritagliarsi qualche mese di riposo, prima dei live, così da dedicarsi ai tanti suoi interessi. Passioni che vanno dall’automobilismo al tennis, dal cinema all’Antico Egitto e agli studi più svariati, come quest’opera dimostra. C’è però un mondo dal quale si sente totalmente lontano, quello del calcio: «Eppure sono finito in una polemica sui social tra tifosi della Juve e del Napoli – racconta -. Mi hanno fatto passare per anti-juventino. Ma io vi assicuro che il calcio non lo seguo e non ne so nulla». È sempre stato così: «C’è un fatto che nessuno sa e che spiega tutto. Nel 1985 ero all’Heysel, a Bruxelles, alla finale di Coppa dei campioni. Sono cresciuto in Belgio ed è per questo che quel 29 maggio mi trovavo lì per Juve-Liverpool, proprio nel settore Z. Accompagnavo mio cugino, appena arrivato da Roma. Vidi tutto: i corpi schiacciati, la gente presa a manganellate dalla polizia, alcuni amici con la faccia coperta di sangue. Mi ritrovai con le spalle contro un muro. Riuscii a scavalcarlo e a saltare giù. Corsi a casa, ero sotto choc. Avevo 17 anni. Col calcio chiusi quella sera stessa, e per sempre».

Sanremo 2018, Max Gazzè: “Un’emozione cantare leggenda che piaceva a Dalla”

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

“È venuto il presidente della provincia di Foggia e mi hanno detto che Lucio Dalla era solito fermarsi nella spiaggia della mia canzone e voleva scriverci una canzone. È una coincidenza ma conoscendo Dalla e i luoghi che frequentava mi ha emozionato molto”. Lo ha detto Max Gazzè, intervistato dalla cronista dell’Ansa, al Festival di Sanremo dove è in gara con il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”



    		    	

«Alchemaya» è la mia opera esoterica per fuggire dal pop

Dai successi pop a un’opera esoterica. Il fossato è ampio ma Max Gazzè prova a fare il salto. Il musicista romano è uno che il pop lo ha sempre trattato con nobiltà e da cui, dal Sanremo 2013 di «Sotto casa» al «Ti sembra normale» nella top 5 (e primo italiano) dei più trasmessi in radio nel 2016, ha avuto grandi soddisfazioni. Il prossimo progetto di Max è «Alchemaya», un’opera sintonica la chiama, che debutta il 1° aprile a Spoleto (quindi Roma il 3, Firenze l’8, Napoli il 10, Milano l’11 e il 12, Padova il 13, Torino il14) e che diventerà in un secondo momento un album.

 

Scusi l’ignoranza… cos’è un’opera sintonica?

«Ho coniato un neologismo che mischia le parole sinfonica e sintetizzatori. Lo spettacolo mi vedrà sul palco con la Bohemian Symphony Orchestra diretta dal maestro Clemente Ferrari e con dei musicisti che suoneranno solo dei sintetizzatori modulari. Niente band; niente basso, chitarra e batteria».

Perché «Alchemaya»?

«Alchimia arriva dal greco fondere, che è quello che accade con la combinazione fra quei due mondi musicali. Ma c’è anche un concept che nasce dalla mia ricerca personale su temi di storia, filosofia, fisica quantistica e dalla mia ricerca spirituale».

Un progetto ambizioso…

«Lo spettacolo è diviso in due parti. La prima, quella nuova, è più contemplativa. Non ha lo spirito “divertente” del concerto. Voglio creare uno spiraglio, una fessura attraverso cui chi ascolta le canzoni può osservare se stesso. Ci sarà anche la voce narrante di Ricky Tognazzi. La seconda è uno show con i miei brani riarrangiati in versione sintonica».

In fuga dal successo pop?

«Sono un musicista e non solo un cantante e ho fatto qualcosa per me, per Massimiliano. Qualcosa che mi liberasse dal pop ed esprimesse il lato spirituale della musica, quello che fa ballare un bambino».

Di cosa parlano i brani dell’opera?

«I testi delle canzoni, scritti con mio fratello Francesco, seguono un percorso che parte dal passato, dalla creazione dell’uomo, per arrivare all’interno dell’uomo. C’è qualcosa che lega le religioni e i pensieri spirituali della civiltà mesopotamica, di quella egizia, degli ebrei e dei cattolici. Lo slancio verso il divino ha a che fare con radici comuni molto antiche».

Come è nata questa passione?

«Papà era molto religioso e aveva profonde conoscenze teologiche sulle origini del cristianesimo. Così per poter discutere con lui andavo a documentarmi in biblioteca e in libreria nel settore religione, filosofia, esoterico. Sono partito dai manoscritti di Qumran, i rotoli ritrovati sul mar Morto su cui gli studiosi sono ancora al lavoro, per poi passare a studi sugli Esseni e sulla Fratellanza bianca e altro».

Le daranno del rettiliano, dell’illuminato…

«Non seguo le teorie sulla cospirazione e i temi new age che sono tanto popolari su internet. Il mio è un interesse storico e di conoscenza personale».

Tranquillizziamo i fan del Gazzè più tradizionale. Quest’estate a Collisioni ci sarà un concerto con Silvestri e Consoli. Un nuovo trio?

«Daniele e Carmen sono come un fratello e una sorella, gli voglio bene. Faremo una bella cosa ma penso debba rimanere uno spettacolo unico, un happening».

 

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Maximilian”, il nuovo disco di Max Gazzè

È nato tutto da un tentativo di sperimentazione.“Maximilian”, il nuovo disco di inediti di Max Gazzè, esce venerdì 30 ottobre per la Universal Music. È l’undicesimo album in studio del cantante che, progetto dopo progetto, ci abitua a novità, sperimentazioni e colori sempre differenti. “Il titolo del disco nasce da un processo particolare. Maximilian doveva essere uno pseudonimo per fare un disco di musica sperimentale. Ma mentre stavo lì con il sintetizzatore, è apparso lui, Maximilian – spiega il cantante – Era una vera e propria presenza che mi ha detto ‘Farai un disco e lo chiamerai come me’”.

L’immagine di quest’uomo “di un presente diverso”, in realtà, rappresenta una metafora per raccontare una delle sfaccettature dell’artista Max Gazzè che – dopo il progetto con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri – ha voluto imprimere un approccio differente alla propria musica.

Facendo riferimento alla cover del disco, il cantante ha spiegato: “L’ambientazione è un futurista anche se sembro in un quadro di qualche decennio fa”. Altro segnale all’ascoltatore: “Il tempo non cambia ma tutto cambia nel tempo”.

Va detto: la sperimentazione elettronica che è stata alla base della nascita di questo disco, in realtà, non è così forte.Oltre a La vita com’è, il singolo che ha anticipato l’uscita dell’album (riscuotendo un grandissimo successo in radio e negli store digitali), alcuni brani che meritano di essere raccontati.

Primo fra tutti Mille volte ancora, il brano alla #1 della tracklist di “Maximilian”: “Si tratta della lettera di un padre al figlio. Il rapporto è più metafisico che terreno”, spiega Gazzè, “Bisogna non adagiarsi mai su una relazione affettiva del genere, ma ricominciare sempre, alimentare l’amore”.

E ancora, Un uomo diverso, brano che pone alcuni interrogativi significativi (“È giusto cambiare se stessi per piacere agli altri?”) e Sul fiume (“Ho scelto questa canzone perché aveva un sapore un po’ retro. Anche il linguaggio è molto semplice, con una tonalità molto bassa”, ha spiegato).

Se si parla di linguaggio, Gazzè si fa più serio. “Nei miei testi c’è sempre la tensione a suggerire temi seri, ma forse il territorio per renderli più accessibili è utilizzare ironia e sarcasmo. Si può essere seri anche senza essere seriosi”. E continua: “Quando scrivo con mio fratello (Francesco Gazzè, ndr) già vedo la musica, semmai modifico la musica che ho in mente. Il testo deve già essere musica”.

E su questo una polemica sulla scrittura di tanti cantautori di oggi: “Oggi noto una mancanza di consapevolezza di chi scrive: manca un’affinità tra testo e musica. Guccini e De Andrè, ad esempio, avevano una tecnica di scrittura ben precisa; ora è la fiera della rima baciata”.

Per questi motivi ogni volta che Gazzè si prepara con la sua band a suonare in un locale, il consiglio è sempre uno: “Suoniamo come se fossimo davanti a una platea di bambini”. E spiega: “Lo dico per la sensibilità dei bambini, che percepiscono (e non interpretano) la musica”.

Della recentissima esperienza con gli amici Niccolò Fabi e Daniele Silvestri, Gazzè è entusiasta: “Ho finito il tour di “Sotto Casa” e dopo due giorni ero già a casa di Daniele a scrivere. Ma è stato tutto utile, anche se è passato troppo poco tempo per dire per quali aspetti in particolare”.

A margine della conferenza, anche la richiesta di un’opinione sul caso Marino a Roma. “Non ho una percezione reale di quello che sta accadendo, perché – da una decina di anni a questa parte – ho deciso di non approfondire più e di non guardare troppo i telegiornali”.

Tra pochi giorni inizierà poi un tour instore: “Ci sarà un set acustico con la band e canterò, in ognuno di questi appuntamenti, quattro brani del disco nuovo e un paio del mio repertorio”. Gli appuntamenti sono: Roma (30/10), Milano (2/11), Bologna (3/11), Bari (4/11), Napoli (5/11), Torino (11/11) e Firenze (12/11).

A febbraio, infine, partirà il vero e proprio tour, che ha già registrato un grande successo di vendite: “A livello di costruzione del live, stiamo già lavorando sui visual, sugli schermi, sulla scenografia. Voglio dedicare una particolare attenzione già da ora”.

Ecco gli appuntamenti dove poter ascoltare dal vivo Max Gazzè: Pescara (30/01, Palasport), Bologna (5-6/02, Estragon Club), Milano (9-10/02, Alcatraz), Venaria Reale – Torino (11/02, La Concordia), Roma (19-20/02 Atlantico Live), Firenze (25-26/02, Obihall), Riva del Garda – Trento (12/03, Palasport), Padova (25/03, PalaGeox) e Rimini (2/04, Velvet Club).

Se proprio non riuscite ad aspettare, il prossimo 7 novembre Max Gazzè canterà a Roma all’Outdoor Festival, in una delle tappe del Jack On Tour.

www.panorama.it

Gazzè e il suo nuovo album: “Vi presento Maximilian, Il mio alter ego metafisico”

Il cantautore: “Canto l’amore in varie forme, come quello fra un padre e la propria figlia. Io ne ho quattro e so cos’è l’incomunicabilità”

Ce lo immaginiamo come una specie di mago alchimista Max Gazzè, che mescola pozioni magiche, inventa, sperimenta nuove formule. Quando si chiude, da solo, nel suo studio di registrazione tutto è possibile. Perfino assistere alla nascita del suo alter ego… Maximilian. Ma chi è? «È una creatura che viene da un’altra dimensione, nata da una strana combinazione di suoni, arriva dallo spazio e presto prenderà il sopravvento su di me.. mi fa paura. È capace di arrivare con la sua spada e farmi a pezzettini, come Uma Thurman in Kill Bill!». A Gazzè piace giocare e nel nuovo album, in uscita domani per Universal Music, deve essersi divertito parecchio ad immaginare questo Maximilian che dà il titolo al disco, «un personaggio metafisico, antico e moderno, una delle tante componenti di me: cantante, bassista, strumentista, compositore e poi c’è lui. È arrivato Maximilian! È arrivato Maximilian! Altro che arrotino…». Ride Max, che fremeva per pubblicare questo album, composto da dieci brani freschi e orecchiabili, ironici e sperimentali: «l’ho fatto un po’ di corsa, ma sentivo che era il momento giusto».

Max, è sempre stato questo il titolo dell’album?
«Sì, anche se Maximilian all‘inizio doveva essere il nome di un progetto sperimentale molto più ampio. Ho una grande passione per le onde, le frequenze… Poi questa ricerca si è mescolata con le canzoni e alla fine ho dato il nome all’album. Ma questo è solo l’inizio… presto Maximilian si sgancerà da me, prenderà lui tutte le decisioni e comincerà a fare anche i dischi al posto mio».

Intanto tranquillizziamo subito gli animalisti: la pelliccia nella cover ovviamente è finta…
«Certo che è posticcia, non ne vedo una vera da vent’anni».

Il filo conduttore della maggior parte dei brani mi pare che sia l’amore.
«L’amore in varie forme. Per esempio il primo brano, Mille volte ancora, parla del rapporto tra un padre e una figlia, che cresce, diventa adolescente e comincia ad avere le sue esigenze. Quindi c’è un allontanamento, una distanza che genera sofferenza. È un brano che parla di incomunicabilità. Sono padre di quattro figli e ho dedicato molto tempo a loro, ma quando io non ci sono ne soffrono. È un modo per dire che io sono sempre lì».

«La vita com’è» ha anticipato l’uscita dell’album: un invito a prenderci tutti meno sul serio?
«Si, un invito a prendere la vita così com’è, ad avere un approccio più filosofico, a non-resistere».

Come nascono questi brani, da un lavoro in solitudine? O preferisci circondarti di collaboratori e magari di figli?
«No, di solito mi chiudo nel mio studio da solo. Poi i testi in genere è mio fratello Francesco a scriverli. Da lì nascono le canzoni. Ormai questi testi hanno acquisito una tale geometria che se devo cambiare una frase cambio anche la musica. Ci sono periodi in cui ovviamente noi due lavoriamo insieme. Altri in cui lavoriamo separatamente e poi assembliamo tutto, in modo sempre variopinto».

Spesso nei tuoi album ci sono brani molto «politici», stavolta come mai hai scelto di non affrontare temi più sociali?
«In questo momento non mi andava di mescolare la politica con la musica. Continuo ad vere le mie idee, ma non ho più l’entusiasmo che avevo 10-20 anni fa. C’è un brano però, In breve, che parla del livello di indifferenza dell’opinione pubblica, di come un suicidio venga spesso relegato in un trafiletto».

E poi c’è l’ultimo brano, «Verso un immenso cielo», in cui ti sei sbizzarrito…
«È un pezzo di cui vado molto fiero, dentro ci sono tanti riferimenti e si passa dal valzer ad una esplosione di 80 elementi».

Sono trascorsi giusto venti anni dal tuo primo album, «Contro un’onda del mare», ci sono stati momenti difficili?
«I momenti difficili ci sono stati e sono stati necessari per apprezzare quelli belli. Montagne e vallate…Ma ho sempre cercato di essere sincero, onesto».

Il tour e il disco con Silvestri e Fabi: come è andata?
«È stato un’esperienza bellissima, e poi per la prima volta siamo riusciti a far collaborare Sony e Universal. È un momento complicato per l’industria discografica e collaborazioni come questa possono aiutare a risolvere problemi seri come quello dei licenziamenti».

Infine il cinema, dopo «Coast to coast» con Papaleo ti vedremo ancora sul grande schermo?
«Sto girando un film di Simona Izzo, Gli scoppiati. Farò la parte di un padre musicista, che mi somiglia molto in effetti. E sarà mia anche la colonna sonora».

www.unita.tv

Max Gazzè: “Maximilian è un miraggio che arriva da un’altra frequenza”

Il cantautore romano presenta a Tgcom24 il nuovo disco, che uscirà il 30 ottobre

13:15 – Non si ferma un attimo Max Gazzè. Il 30 ottobre – a pochi mesi dall’ultima tappa del tour con Daniele Silvestri e Niccolò Fabi – arriva infatti il nuovo disco “Maximilian“, uno strano personaggio venuto da un’altra frequenza. “Doveva essere uno pseudonimo con cui fare un album di musica sperimentale, che poi non ho fatto – racconta a Tgcom24– Ma lui mi ha ordinato di dargli comunque il suo nome, per presentarlo”.

 

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Un viaggio siderale che parte dall’amore “metafisico tra un padre e un figlio” di Mille volte ancora e che si chiude con il volo dell’anima di Verso un altro immenso cielo. Nel mezzo tutto lo spettro di sentimenti umani, dal rapporto di coppia all’indifferenza verso gli altri, a cui Gazzè si avvicina con la consueta ironia.

In Teresa il litigio di una coppia diventa lo spunto per “parlare degli ostacoli della convivenza, tanto che a uno viene voglia di tornarsene dai genitori”; mentre In breveracconta di come il dramma di un suicidio venga riassunto in un breve trafiletto sul giornale. Atmosfere retrò dai toni “azzurro pastello” colorano invece Sul Fiume, dedicato ad una donna chiusa nel suo dolore ed indifferente al mondo esterno.

In Disordine d’aprile in cantautore si diverte a giocare con la metrica perché “vedo già la musica nel testo scritto. Il suono delle parole è importantissimo”. Ed è questo anche il segreto del successo del primo estratto La vita com’è “la cantano anche i bambini, è una filastrocca. La memorizzano perché la percepiscono senza passare attraverso l’interpretazione. Mi piace, per me è questo il fine della musica”.

E Maximilian fa capolino anche in chiusura del disco, in Verso un altro immenso cielo “un brano a cui tengo molto, è stato il più impegnativo di tutto il disco. Ci sono già degli elementi che introducono quello che sarà il lavoro nei prossimi anni, anzi magari tra sei mesi uscirà un disco di Maximilian…”

LE DATE DEL TOUR

Pescara (30 gennaio)
Bologna (5 e 6 febbraio)
Milano (9 e 10 febbraio)
Torino (11 febbraio)
Roma (19 e 20 febbraio)
Firenze (25 e 26 febbraio)
Riva del Garda (12 marzo)
Padova (25 marzo)
Rimini (2 aprile)

http://www.tgcom24.mediaset.it/

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Max Gazzè, Maximilian: “Sono uno sperimentatore”

Di @AriRiot

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Contro l’agghiacciante ‘sagra delle rime’ delle canzoni di oggi arriva “Maximilian

Questa volta mi permetto una piccola digressione. Mi è sempre piaciuto molto un aspetto di Max Gazzè (che il 30 ottobre pubblicherà il suo nuovo disco“Maximilian”): al di là del lato prettamente musicale, Max ha sempre dedicato grande cura ai testi delle sue canzoni, che sono una vera e propria goduria lessicale.

I testi sono spesso quasi delle filastrocche, e racchiudono una vera e propria musicalità intrinseca. Lo ha specificato lui stesso, nel corso dell'(oceanica) conferenza stampa che si è svolta nella sede milanese della sua casa discografica:suono delle parole. Quello che trovo raccapricciante è il modo in cui vengono messe delle parole in alcune canzoni: se le parole non hanno un loro suono diventano stridenti. C’è la sagra delle rime baciate, delle rime alternate: quello che sento è la mancanza di consapevolezza di come si deve si deve trattare un testo. La canzone è fatta di testo e musica, bisogna trovare il giusto equilibrio tra le due cose. Il testo dev’essere già musica

Alcuni testi di questo disco sono stati scritti insieme a suo fratello Francesco:

“Nei testi scritti in questi anni c’è sempre l’attenzione a suggerire degli argomenti seri, però per renderli più accessibili bisogna usare quel minimo di ironia, e anche di sarcasmo. Si può essere seri senza essere seriosi, si può fare dell’ironia senza essere dei cialtroni o dei pagliacci. Quando scrivo con mio fratello non tocco nulla di quello che lui fa. Io già vedo la musica in quello che lui scrive, piuttosto adatto la musica”

Quanti artisti dovrebbero imparare da lui, chiusa parentesi.

Ma torniamo alla musica. “Maximilian”, dieci tracce di suggestioni a occhi chiusi. Che si apre con “Mille volte ancora”, la lettera di un padre a un figlio:

“L’amore è qualcosa di unico che viene poi culturalmente trasferito in vari elementi. L’amore per un figlio va coltivato, alimentato e ricostruito ogni volta. Ci sono delle incrinature, delle incomprensioni, ci sono tentativi di distruggere il rapporto, è la natura stessa che fa questo. Bisogna poi essere bravi a ricostruire, a ricercare. L’importante è non adagiarsi su un rapporto, ma vedere questo rapporto ogni giorno diverso”

In questo disco vengono raccontati molti tipi di rapporti:

“Di rapporti, di esasperazioni, di condizioni nei rapporti, detti in chiave ironica e a volte esasperata – come ad esempio in ‘Teresa’ -. In questi tempi è molto più facile separarsi che stare insieme e ricostruire ogni giorno”

Ma chi è “Maximilian”?

“In Maximilian vedo me stesso: è difficile descrivermi, non saprei come farlo se fossi solo al mondo. Ci vuole qualcun altro che lo fa, avrei bisogno di uno specchio. Io sono un musicista, sono uno sperimentatore, al di là delle canzoni mi piace sperimentare con i suoni, sono un compositore e anche un cantante. Maximilian è una parte di me che si è staccata e rappresenta quella cosa lì”

http://www.soundsblog.it/

Max Gazzè: «Padre sì, compagno mai più»

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«Quando un progetto è lì che chiama, non si può lasciarlo raffreddare. Io a Maximilian ho pensato quest’inverno, reduce del trio con Niccolò Fabi e Daniele Silvestri. Avevo due strade davanti: passare l’estate in studio e chiuderlo oppure abbandonarlo. Ho scelto la prima».
Il nuovo impegno di Max Gazzè da solo è un disco (in uscita il 30 ottobre) e un tour (dal 30 gennaio) di musica sperimentale («Mi diletto da svariati decenni a utilizzare sintetizatori e software che modificano le onde») che contiene (soprattutto) una lettera di un padre al figlio intitolata Mille volte ancora.

Lei ne ha quattro.

«A Samuel, 17 anni, volevo dire che anche se non ci sto sempre, voglio prendermi cura di lui come quando ne aveva 4, e non deve più vivere la mia lontanza come un abbandono. Bianca, 15, è il mio orgoglio: campionessa italiana di salto a ostacolo. Emily, 10, va a scuola. E poi c’è la piccola Silvia, nata due anni fa dalla relazione con una ragazza con cui sono stato insieme un anno».

E non era Asia Argento, se no ce ne saremmo accorti.

«No, appunto: vive a Trento, siamo rimasti in ottimi rapporti, cerco di vederle il più possibile».

L’amore come va? In un’altra canzone dice che «porta guai, si perde quasi sempre».

«Una relazione, quando c’è, porta con sé la responsabilità di coltivarla. Io non sono più in grado di avere un rapporto. Ormai penso di non potere più convivere con nessuno».

Fonte: vanityfair.it

Creatività e collettivo: chi è “Il padrone della festa”? L’intervista

Libreria Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano, pomeriggio di metà settembre. Alle 17 il parterre è già tutto pieno per uno showcase che inizierà alle 18,30. All’ora dell’inizio si saranno assiepate un migliaio di persone. Il CD che verrà presentato è quello di tre artisti italiani della ‘scuola romana’ che hanno deciso di dedicarsi insieme a un progetto comune: Il padrone della festa è il titolo del cd, e i tre artisti Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri.

“La vostra presenza così numerosa è segno della curiosità che si è generata intorno a questo progetto, che abbiamo curato con grande passione ed impegno. Per noi questo è davvero una grande gioia.” Questo ha detto Max Gazzè durante il frizzante showcase che ha visto i tre artisti dialogare scherzosamente, farsi domande a vicenda e rispondere a qualche altra del numeroso pubblico. Oltre a suonare diversi brani dal nuovo lavoro e una possente triade finale di successi.

Daniele Silvestri esordisce chiedendo a Fabi: “Ma dopo un disco come Ecco, tutti i riconoscimenti ottenuti, chi te l’ha fatto fare a metterti in un progetto con due come noi?” (evito nella trascrizione gli attributi che Silvestri ha assegnato a se stesso e a Gazzè…). E Niccolò risponde che proprio perché era andato tutto bene era ora di fare un cambio. E poco dopo ancora Max sottolinea i connotati di questo cambiamento: “Avevamo la consapevolezza di poter fare qualcosa di unico unendo tre modi di far musica senza prevaricare l’un l’altro. Insieme abbiamo fatto un’opera che non avremmo potuto fare da soli.”

In effetti nel cd coesistono canzoni in cui si sente la zampata predominante di uno dei tre e canzoni in cui invece il lavoro creativo collettivo è preponderante. Chi scrive ha avuto il piacere di incontrare per alcuni minuti i tre prima dello showcase e porre loro qualche domanda. È sicuramente un’amicizia che ha fatto scaturire un progetto di questo tipo: “Sì – risponde Fabi – in parte è così, ma non si può ridurre solo a questo. È importante il principio che ti porta a voler collaborare, circondarti di persone brave per pungolare, rinnovare la tua creatività. Loro sono due musicisti, due cantautori che potrebbero mettere in crisi le mie certezze, farmi vedere le cose da un altro punto di vista. E quindi questa cosa era utile soprattutto dal punto di vista professionale.”

“Abbiamo avuto un approccio da produttori – aggiunge Silvestri – ci interessava il risultato finale a prescindere da chi aveva scritto qualcosa. In alcuni casi era il suggerimento dell’autore stesso: questo ritornello cantalo tu, è più giusto il tuo modo, il tuo timbro.” Un vero e proprio lavoro di gruppo, insomma, una autentica band con un metodo di lavoro che guarda al risultato d’insieme come unione di tre individualità potenti. E la canzone finale, Il padrone della festa, che dà anche il titolo all’album, e che ad un certo punto ripete “Il sasso su cui poggia il nostro culo è il padrone della festa”? “Chiaramente si riferisce al pianeta, su cui oggi abitiamo noi, di cui siamo ospiti, e che un giorno abiteranno altri – risponde Gazzè – e quindi un invito a rispettarlo e preservarlo”.

Poco dopo il testo recita: “Perché siamo ammanettati tutti insieme alla stessa bomba”. Questa è una frase di Niccolò che io ho rielaborato – commenta Silvestri. L’essere ammanettati a una stessa bomba ha un aspetto positivo e uno negativo. La bomba è qualcosa di rischioso, che può esplodere da un momento all’altro. Ma è anche essere connessi, sulla stessa barca. La barca può navigare o può affondare.”

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Fonte: www.ilsussidiario.net