Se soltanto (inedito)

Se soltanto avessi avuto
più minuti, ore, anni
Per chiederti se il vuoto
che ora stringono i miei panni
è lo stesso delle sere in cui ti vedevo giù
e non sapevi che cosa far di più
Se soltanto mi parlassi
quando dialogo con l’aria
perchè sei gli alberi, i sassi
stai ascoltando la mia storia?
perchè ormai quando cammino
sei il rumore dei miei passi
ed è tuo questo cantare mio in giardino…
Non sarà solo un ricordo quel meraviglioso sguardo
Sai che dopo ogni sorriso tuo
Mi si fermava il mondo
E non solo di pensiero
Le nostre vite perse
Ma percepire vero
Di carezze

Se soltanto avessi idea
di quanto sia difficile
ogni volta che un’immagine di te
dove sei adesso?
non poterti dire che sono nato e resto libero
che vivere però ora è solo questo
Com’è facile incontrarti
dentro agli occhi dei passanti
nel via vai di certe nuvole
perduta nei tramonti
non sarà solo un rimpianto
nel … contro il cielo
averti amato tanto per davvero

Un brivido a notte (inedito)

Oggi ho imparato a breve scuola
A offrirmi e tentennare sul crinale di parole
Ed eccomi a recar cure per tutti i gusti sinché più frusti
Vengono a ore
E domino fingo respingo m’intrometto
E cospargete fiori al mio passaggio rido ancheggio e sbadiglio
Fino al giaciglio, degli adultèri
Sarò rifiuto della città
Quando piove ed è già sera
Sarò anche vento, un preghiera quando ogni goccia
Vestita d’argento a pungere il fango la faccia
Il cuore…

Passerò sulla vostra famiglia
Come un flagello, come una guerra
Come un’abbietta larva di fanghiglia
Sarò l’angelo che è sceso in terra
Per la vendetta
Sarò l’illusione dell’amore che prima m’accolga di meno s’accorga
Sarò quel momento di debolezza che giunge a volte a motore spento
E la sveltezza di un brivido a notte

Live in Sant’Antioco settembre 2017

Filmati da me 🙂 L’audio è pessimo, ero in prima fila direttamente sotto la cassa. Il ricordo però è di una serata d’estate in Sardegna, splendida e di un concerto con Max in forma al 200%

Teresa e La favola di Adamo ed Eva
https://www.facebook.com/eleonora.carta.372/videos/1962639390658361/

Annina
https://www.facebook.com/eleonora.carta.372/videos/1962649010657399/

Cara Valentina
https://www.facebook.com/eleonora.carta.372/videos/1962651247323842/

Opera di Firenze, Max Gazzè e Bohemian Symphony Orchestra incantano con Alchemaya

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/09/opera-di-firenze-max-gazze-e-bohemian-symphony-orchestra-incantano-il-pubblico-con-alchemaya/3510714/

L’inizio è la creazione: dal nulla della buia sala del Teatro dell’Opera di Firenze si spandono lunghi suoni di sintetizzatore. Non si tratta però della creazione a cui siamo abituati a pensare, non quella per secoli ufficialmente narrata nella Genesi. Nell’Alchemaya di Max Gazzè un’altra creazione prende vita insieme alla profonda, cadenzata, espressiva voce di Ricky Tognazzi che, su quei lunghi e misteriosi suoni, recita un passo tratto dalle antiche tavole sumere, quelle risultanti dalle traduzioni dello scrittore Zecharia Sitchin. Si narrano così vicende pre-adamitiche, precedenti cioè la plurimillenaria esperienza del genere umano sulla Terra e riguardanti gli Anunnaki, la popolazione aliena che nella narrazione sumera avrebbe colonizzato il suolo terrestre, nominandolo Eden, e creato l’Adam, il primo prototipo di essere umano.

Ecco dunque giungere Gazzè per cantare insieme alla Bohemian Symphony Orchestra di Praga che, impegnata a sostenerlo con ampi temi dal sapore eroico e fatalista, viene egregiamente diretta dal Maestro Clemente Ferrari. Torna nuovamente Tognazzi a narrare i fatti adamitici, storie ancora sconosciute ai più, ma che oggi trovano il loro massimo divulgatore italiano in Mauro Biglino. Le vicende sumere e bibliche sono, secondo questo tipo di narrazione e questo genere di studi, le medesime: cambiano solo i nomi, laddove i sumeri Anunnaki divengono, nell’Antico Testamento biblico, i terribili e temibili Elohim. Così prosegue tutto il primo atto, tra un canto di Gazzè e un racconto di Tognazzi, in una perfetta alchimia già ampiamente annunciata dallo stesso titolo dell’opera.

È forse, dell’intero primo atto, il quarto brano cantato da Gazzè, Vuota dentro, quello decisamente più convincente: una marcia tenebrosa che conduce il pubblico nelle viscere della terra. Gazzè, per l’occasione, applica alla propria voce un vocoder tanto azzeccato da restituire la gravità e la profondità di questa inquietante discesa che prende avvio da misteriosi buchi nel suolo del lontano Brasile: “Da buchi, ho scoperto, in Brasile si scende per scale sbattuti dal vento…il peso decresce di un quarto arrivando alle viscere di un altro mondo”La voce di Tognazzi è perfetta, profonda, rispettosa delle giuste e dovute pause, magnetica: il racconto, che nelle sue varie riprese attraversa i millenni, è chiaro, accessibile, diretto, e l’attore tocca l’apice della performance comunicativa nel biblico Ezechiele 1:1-28.

Alchemaya è così, dal punto di vista comunicativo e divulgativo, perfetta nel suo ruolo: a fine primo atto viene spontaneo dire: “Ci voleva, se ne sentiva il bisogno”. Di cosa? Di entrare in così semplice e immediato contatto con narrazioni e storie sconosciute ai più e spesso di non facile approccio.

Il secondo e ultimo atto dell’opera cambia invece radicalmente registro, e dalle narrazioni esoteriche ci si sposta sui pezzi più famosi dell’intero repertorio del cantautore romano, adeguatamente riscritti per l’orchestra dal Maestro Ferrari. Un’orchestra che, nel gioco delle parti di Alchemaya, opera definita da Gazzè “sintonica” per l’alchemica fusione dei timbri orchestrali con quelli elettronici, fagocita con la propria presenza e massa sonora qualsiasi velleità sintetica: a parte infatti alcuni punti, nondimeno significativi, in cui i synth giocano un ruolo decisivo, tutto il primo e il secondo atto sono immolati sull’altare delle melodie e degli arrangiamenti che il Maestro Ferrari ha saputo a ogni modo ben cucire intorno alla voce di Gazzè.

Il rischio di fondo è uno, e cioè che il tutto risulti un po’ troppo votato alla musica per film: le giravolte orchestrali disegnano paesaggi e orizzonti forse eccessivamente cinematografici (sembra a tratti di scorgere il John Williams di Star Wars o di E.T.), con una conseguente mancanza di totale adesione alle melodie vocali del cantautore romano, la cui voce, a tratti, sembra non essere propriamente adatta a una tale massa sonora.

A ogni modo, va benissimo così: ogni rivisitazione deve saper offrire nuove prospettive, nuove visioni, e questa inedita proposta del secondo atto di Alchemaya non è da meno. Insieme poi al repertorio “classico” Gazzè porta al suo pubblico, nel secondo atto di Alchemaya, ben due dei nuovi brani scritti di straforo assieme al fratello Francesco durante la stesura dell’opera: chissà se, quando l’opera verrà pubblicata in disco doppio, gli inediti verranno incisi nella versione, a prevalenza orchestrale, ascoltata ieri sera al Teatro dell’Opera di Firenze: chi vivrà, ascolterà.

Alchemaya, nel frattempo, vince la sua sfida col pubblico e la standing ovation finale replica quella già incassata al Teatro dell’Opera di Roma: tutti sembrano essere contenti, soddisfatti, persino il bimbo di cinque mesi che, in braccio alla mamma, dopo ampia e felice poppata, l’opera, con tanto di cuffie insonorizzate, se l’e dormita tutta, da cima a fondo.

#fsglive Rock in Roma Padrone della Festa tour 30 luglio 2015

Scaletta dell’ultima tappa de “Il padrone della Festa” tour. La qualità dei video è modesta, il valore di questo ricordo incalcolabile.

 

Alzo le mani

Life is sweet

Sirio è sparita


Una buona idea

Il flamenco della doccia

L’amore non esiste

Come mi pare

Ma che discorsi

È non è

Il solito sesso

Vento d’estate

Il mio nemico

L’avversario (Annina mia, Rosso, L’uomo più furbo, Dica, Le cose che abbiamo in comune)

Mentre dormi


Costruire

L’autostrada

Capelli

Occhi da orientale

Il timido ubriaco

Cara Valentina

Il negozio di antiquariato

Testardo

La favola di Adamo e Eva


Lasciarsi un giorno a Roma

Salirò

Sornione

Una musica può fare

Gino e l’alfetta

Sotto casa

Cohiba

Gran Finale
Il padrone della festa