Un brivido a notte

Inedito, disco 2 Alchemaya
Oggi ho imparato a breve scuola
A offrirmi e tentennare sul crinale di parola
Ed è come arrecar cure, per tutti i gusti
Sì che più frusti, vengono a ore
E domino, fingo
Respingo e mi prometto
Ecco spargete i fiori al mio passaggio
Rido, ancheggio e sbadiglio
Fino al giaciglio degli adulteri
Sarò rifiuto della città
Quando piove ed è già sera
Sarò anche vento, una preghiera
Quando ogni goccio
E’ spina d’argento a pungere il fango o la faccia
Il cuore
Passerò sulla vostra famiglia
Come un flagello, come una guerra
Come una bietta, larva di fanghiglia
Sarò l’angelo che scese in terra
Per la vendetta
Sarò l’illusione dell’amore
Che prima m’accolga e di me non si accorga
Sono quel momento di debolezza
Che giunge a volte in un cuore spento
Con la sveltezza
Di un brivido a notte

 

La leggenda (storia)

La leggenda di Pizzomunno e Cristalda

Si racconta che al tempo in cui l’attuale città era solo un villaggio composto da sparute capanne ed abitato da pescatori vi vivesse un giovane alto e forte di nome Pizzomunno. Sempre nello stesso villaggio abitava anche una fanciulla di rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda. I due giovani si innamorarono, amandosi perdutamente senza che niente potesse separarli. Pizzomunno ogni giorno affrontava il mare con la sua barca e puntualmente le sirene emergevano dai flutti marini per intonare in onore del pescatore dolci canti. Le creature marine non si limitavano a cantare, ma prigioniere dello sguardo di Pizzomunno gli offrirono diverse volte l’immortalità se lui avesse accettato di diventare il loro re e amante.
L’amore che il giovane riversava su Cristalda, però, rendeva vane le offerte delle sirene.Una delle tante sere in cui i due amanti andavano ad attendere la notte sull’isolotto che si erge di fronte alla costa, le sirene, colte da un raptus di gelosia, aggredirono Cristalda e la trascinarono nelle profondità del mare. Pizzomunno rincorse invano la voce dell’amata. I pescatori il giorno seguente ritrovarono il giovane pietrificato dal dolore nel bianco scoglio che porta ancora oggi il suo nome.  Ancora oggi ogni cento anni la bella Cristalda torna dagli abissi per raggiungere il suo giovane amante e rivivere per una notte sola il loro antico amore.

Varianti della leggenda vogliono che il nome della giovane sia Vesta o Vieste (legando così anche il nome della città a questa leggenda), o ancora vogliono che la bella fanciulla fosse figlia di una divinità marina che si opponeva all’amore con il giovane viestano e che per questo loro sentimento fu punita. Altre variazioni sul tema vogliono che la ragazza fosse la moglie di Pizzomunno e che fu assalita mentre attendeva sulla spiaggia il ritorno del compagno pescatore.
Esistono comunque diverse varianti di questa leggenda in zona. Inoltre secondo una superstizione relativa al Pizzomunno, se si compie un giro completo intorno ad esso, formulando un desiderio, esso si avvererà.
Nel 2018 la leggenda del bianco monolite viene portata a Sanremo da Max Gazzè nella canzone “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”

Alchemaya – i testi

01 L’ORIGINE DEL MONDO
Riflesso sul lago di Kaman
Mosso da un gelo pittoresco e inesatto
Piega gli elementi in un comune
Respiro e sposta le nuvole
Da pezzi di sereno a grappoli uniti
All’europa centrale
Dove Geografia rimprovera meridiani
Calca sull’equatore quale leader incontrastato
Punge con il picco le aree più basse
Ho udito sirene cantare troppo piano
Il grido di Ulisse gonfiare le vele
Perfino nello sconcerto delle Marianne
S’annida riluttante l’origine del mondo
Quando linfe ingrossate vivacchiano a fondo
Lasciando il piglio alle correnti
Mentre ai bordi una furba umidità
Cresce fra creature allegre vanitose
Fuori sulle sabbie l’Atlantico è pensoso
Su come cucire le terre che separa
Spero che non voglia o che voglia per sempre
Il contrario dei sogni l’origine del mondo
Cristalli di cielo frantumano
L’ordine apparente di gesso
Scaturito da quello che sotto chiamano quasi sempre
Colui che governa e controlla le cose
Come un’immensa unica
Verità plasmata in forma perfetta
Che a vederla appare in balia
Di qualsiasi evento esagonale
E tu profitta dello scompiglio
Per decidere finalmente
Certifica l’origine del mondo
E tu profitta dello scompiglio
Per decidere finalmente
Certifica l’origine del mondo
E tu profitta dello scompiglio
Per decidere finalmente
Certifica l’origine del mondo
E tu profitta dello scompiglio
Per decidere finalmente
Certifica l’origine del mondo

02 ENUNMA ELISH
Un cielo senza nome
gli dei come mondi nei profondi abissi
e le orbite di quelli chiamate fissi destini
Satelliti, venti, mostri divini sono armi terrificanti
Ed io, uomo, l’idea banale di uno per alleviare le sorti
di certi dei stanchi

03 IL DILUVIO DI TUTTI
Non più allegoria, Né mito o leggenda
Ma dei troppo umani, e uomini schiavi
D’immonda gelosia
Un buio di gelo, precede gli schianti
Schianti dal cielo è la terra di Atlantide
Slitta nel fondo, nel fondo…
Centocinquantagiorni
Scroscia il secondo battesimo
Lasciando illesi, quelli dell’Arca
Sapienza di acacia e bitume che immune
si adagia sui monti armeni
giganti o titani da lì salveranno
il progresso
così come adesso…
così come adesso…

04 VUOTA DENTRO
Bella uniforme a strati
massiccia la terra
una boccia enorme, tra i pianeti
ma se dentro invece fosse vuota
e al suo centro, dorasse una luce
remota
Da ***** ho scoperto in Brasile
si scende per scale, sbattuti dal vento
il peso decresce di un quarto
arrivando alle viscere di un altro mondo
Il sole che appare è più rosso
e rimane lì fisso
di notte
E l’uomo abitante da questo lato
è un gigante pazzesco nato buono

05 L’ANELLO MANCANTE
E’ stata una scintilla, a parte
il pezzo mancante d’argilla che fece astratto
l’impasto dell’uomo
Questo tratto comune ci viene dal tempo di Adamo
Con il preciso intento di far categoria speciale
Nonostante l’idea del puro caso
serpeggi petulante
ancora oggi

06 ETEREO
Non tu schiuma dialettica
foschia inferiore m’adorni l’inconscio
e lo scavi
io miglioro nel tempo
Tu resti allibita in seno al mutamento
come se non avessi un corpo
maledetto etereo sostegno

07 LA TAVOLA DI SMERALDO
Io, signore del mistero
cento volte e dieci discesi
nell’oscuro di Amenti
a berne le acque segrete
dove i possenti estendono eterne
le vite loro
Tu, uomo del presente
stella triste, confinata sempre nelle sciocche norme
del tuo corpo, fuggi il torto uguale
e ignorare ciò che non esiste
perchè esiste in altre forme
Fuori dal velo riflesso trabocca
della tua luce fai di te stesso sentiero
capace di stabile armonia
che inghiotta le curve del tempo
la carne tua
Molte le razze che stanno ognuna
nel proprio mondo, con la propria luna
Certe guadagnano le altezze
ed altre il profondo
ma _______ ancora
conquistare l’etere
creare città da rosa e oro
per la loro sete di conoscere Dio
La luce
è già retaggio tuo
Io signore del Mistero
mille volte ancora scenderò
nell’oscuro di Amenti
a berne le acque e i segreti
dove i possenti estendono eterne
le vite loro

08 VISIONI AD HARRAN
Un caldo febbrile
infetta le antiche rovine
e una mappa sussurra come le streghe
Jahveh non mi vede
ha lasciato la terra
Jahveh non mi vede
ha lasciato la terra
Non gi darei torto
che intanto pareva ai giudei
di pregare niente
così com’è stato evidente
Persi un poco prima
che rotto dall’ira
sfidò l’infinito
dice il profeta Ezechiele
e questo sparì in un cratere
nello stesso pianeta
Il Dio della luna
tornò a Babilonia
calmato dal un patto
dell’altro s’ignora la sorte
Ma transita a volte
su qualcosa che vola
Ma transita a volte
in qualcosa che vola

09 BASSA FREQUENZA
Teorema fiacco
una tomba a mezz’aria del deserto
un almanacco rifugio o faro?
o se romba davvero lì dentro la storia della terra
e brilla il calcare ersteriore
come un diamante
che nel cuore a sè stante si accorda
l’eco dell’universo con il granito rosso
il verso infinito e uguale che sgorga
risuona mosso a distanza
come un segnale di bassa frequenza

10 ALCHIMIA
E’ la forma che dilunga il karma dell’uomo in tentativi
perchè l’anima funga da sviluppo è necessario che schivi
tutto quello che pare un reale desiderio
Se penso all’infinito spazio temporale
questo darsi da fare per una vita serena
e da uno strano senso di pena
che abbiamo capito male
o noi o la crosta terrestre
e la voglia di scendere ora sotto
a vedere se queste frottole di superficie
valgono ancora in assenza di lucioppure al contrario
salire un momento al putiferio delle stelle
così per il gusto di fare l’imbecille
nel buio contesto del firmamento
Prosegue la danza delle materie
il suojno che fa il corso del sangue nelle arterie
prosegue all’inverso e si espande in esterno
ma qui nessun centro ha la verità
ci si attacca a chissà quale idolo fisso
quando il flusso degli eventi
come il fiume ci scorre davanti e poi scappa
prosegue l’azione senza di noi.
Una sola materia preme l’universo
lo estende una sola dall’aria l’incenso
il rame le onde lì sta il segreto di tutte le cose
moto costante che accese l’inizio
Tu, mente alchimista
con l’esercizio farai l’uomo più brullo
di casta divina
e l’oro da una vena del metallo
l’oro da una vena del metallo
e l’oro da una vena del metallo

11 – IL PROGETTO DELL’ANIMA
Stirpe reale
non immola ma danza
l’essenza che sale
dagli angeli a Dio
per chi fariseo straluna la grazia
di esistere in sè come inezia animale
non c’è una parola che possa
essere luce e destino che squassa
e ricuce il genere umano
amore coscienza risveglio
amore coscienza risveglio
Voglio farmi emozione
Senza rabbia o paura
Essere oro divino
e vivere come un esseno

Nulla

 

Nulla cade dal cielo, ad eccezione delle stelle
quando avvolte nel velo della notte come perle
scivolano dal niente, dentro ai sogni della gente

Nulla sfavilla al confronto dei lunghi albori sul mare
quando lampi amaranto fabbricano martingale
di luce sospesa, pendente
a sorreggere l’orizzonte

Nulla assedia la mente
penetra invade conquista
come il pensiero costante di averti vista

Nulla precipita agli occhi più di abissi o spaccature
se visti da certe alture di nuvole pennacchi
il resistere tenacemente di ogni essere vivente

Nulla crepita e schiocca
tra parole in assemblea
come fa un’idea
che di quelle non trabocca
ma persevera
finché giunto sia l’istante

Nulla assedia la mente
penetra invade conquista
come il pensiero costante di averti vista

Nulla interrompe e spariglia
le cose ed il loro andamento
come la grandine e il vento
quando ogni chicco è una biglia
e di quell’altro soltanto furente
l’urlo impazzito si sente

Nulla assedia la mente
penetra invade conquista
come il pensiero costante di averti vista

Se soltanto (inedito)

Se soltanto avessi avuto
più minuti, ore, anni
Per chiederti se il vuoto
che ora stringono i miei panni
è lo stesso delle sere in cui ti vedevo giù
e non sapevi che cosa far di più
Se soltanto mi parlassi
quando dialogo con l’aria
perchè sei gli alberi, i sassi
stai ascoltando la mia storia?
perchè ormai quando cammino
sei il rumore dei miei passi
ed è tuo questo cantare mio in giardino…
Non sarà solo un ricordo quel meraviglioso sguardo
Sai che dopo ogni sorriso tuo
Mi si fermava il mondo
E non solo di pensiero
Le nostre vite perse
Ma percepire vero
Di carezze

Se soltanto avessi idea
di quanto sia difficile
ogni volta che un’immagine di te
dove sei adesso?
non poterti dire che sono nato e resto libero
che vivere però ora è solo questo
Com’è facile incontrarti
dentro agli occhi dei passanti
nel via vai di certe nuvole
perduta nei tramonti
non sarà solo un rimpianto
nel … contro il cielo
averti amato tanto per davvero

Un brivido a notte (inedito)

Oggi ho imparato a breve scuola
A offrirmi e tentennare sul crinale di parole
Ed eccomi a recar cure per tutti i gusti sinché più frusti
Vengono a ore
E domino fingo respingo m’intrometto
E cospargete fiori al mio passaggio rido ancheggio e sbadiglio
Fino al giaciglio, degli adultèri
Sarò rifiuto della città
Quando piove ed è già sera
Sarò anche vento, un preghiera quando ogni goccia
Vestita d’argento a pungere il fango la faccia
Il cuore…

Passerò sulla vostra famiglia
Come un flagello, come una guerra
Come un’abbietta larva di fanghiglia
Sarò l’angelo che è sceso in terra
Per la vendetta
Sarò l’illusione dell’amore che prima m’accolga di meno s’accorga
Sarò quel momento di debolezza che giunge a volte a motore spento
E la sveltezza di un brivido a notte

Gli anni senza un Dio

L’inverno cigola

come un carrello della spesa

a zonzo tra il pesante di noi corpi e le anime

incastonate dentro cattedrali e panettoni

non torneremo, credo, polvere ma lievito.

Ringrazio Dio, che non mi ascolta mai

perché sarei un diavolo per lui

 

Sintomi indecenti scorrono come asfissie

ho visto baci senza labbra

“Addio Gesù bambino”

abbandonati poi, dall’altra parte,

tossi e smocciolio

verdetti logori di zie d’ingombro,

verso un neo.

Ringrazio Dio, sgomento e musica

perché sarei acqua nelle vene

“Vedi figlio mio, 

solo poi ti accorgerai, 

che è meglio non capire 

le miserie strane che ho capito io 

Chiudi gli occhi, è solo un fulmine 

che verrà il tuono ed io non ci sarò”

Ringrazio Dio, per gli anni senza un dio

perché sarei un uomo per metà.

La vita com’è

Se fossi qui dipenderei dalle tue tenerezze,
dette sul collo a bassa voce ma lo sai
L'”amore porta guai si perde quasi sempre
c’è gente che facile non si riprede più ma tu
Guarda me, prendo tutta la vita com’è
Non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè
Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’
Nella testa … uh uh uh uh uh uh…
E mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te
Se fossi qui mi lascerei tentare dalle tue carezze
Però ringrazio Dio che non ci sei
L’amore fa per noi ma separatamente
c’è gente che come me non si riprende mai, lo sai
Guarda te questo straccio di vita cos’è
Non la faccio finita soltanto perché è pronto un altro caffè
Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’
Nella testa … uh uh uh uh uh uh…
E mi rilasso finché non avrò addosso quel terribile ricordo rimasto di te Indifferente che in mente c’è l’eco di quelle malelingue che…
Mi han detto uh uh uh uh uh uh…
Ci sono cose su di lei che è meglio non sapere mai
sai che ricordo mi resta di noi Uh uh uh uh uh uh…
E mi rimetto ripulendo il mio salotto dal terribile ricordo che resta di te! Guarda me prendo tutta la vita com’è
Non la faccio finita ma incrocio le dita e mi bevo un caffè
Ammazzo il tempo provando con l’auto meditazione canto un po’
Nella testa … uh uh uh uh uh uh…
E mi rilasso finché non ho più addosso quel terribile ricordo rimasto di te Indifferente che in mente c’è l’eco di quelle malelingue che
Mi han detto uh uh uh uh uh uh…
Ci sono cose su di le che è meglio non sapere mai
sai che ricordo mi resta di noi
Ma ci son cose su di me, che forse non ci crederai
sai che ricordo ti resta di noi