Alchemaya Tour Rassegna Stampa (in aggiornamento costante)

Anteprima Alchemaya Tour – Concerto di Vieste 31 luglio

http://www.foggiatoday.it/eventi/concerto-gazze-vieste-prove-generali.html

 

 

Alchemaya Tour

Caracalla

http://stream24.ilsole24ore.com/video/lifestyle/max-gazze-e-alchemaya-invito-risveglio-coscienza/AE5imqXF

http://stream24.ilsole24ore.com/video/lifestyle/la-pianista-sunhee-you-nata-nuova-collaborazione-max-gazze/AEBWmqXF

https://video.corriere.it/max-gazze-live-caracalla-la-alchemaya-symphony-orchestra/1d1042bc-9987-11e8-93a8-0c8df24d38b5

 

 

La spiaggia di Pizzomunno si sveglia con la neve

Paesaggio molto suggestivo ‘catturato’ da foto e filmati
Redazione ANSA BARI 01 marzo 201815:25

Pizzomunno-Vieste si sveglia con la neve

“E allora dal mare, salirono insieme, alle spiagge di Vieste, malvagie sirene … Qualcuno le ha viste portare nel fondo, Cristalda in catene. E quando le urla raggiunsero il cielo, lui impazzì davvero, provando a salvarla, perché più non c’era…”. Così canta Max Gazzè ricordando la leggenda di Cristalda e Pizzomunno, la storia d’amore impossibile del giovane pescatore di Vieste e della sua dolce compagna approdata sul palco di Sanremo. E oggi Vieste e la sua spiaggia si sono svegliate coperte di neve, creando un paesaggio molto suggestivo immortalato soprattutto dai turisti con filmati e scatti. La spiaggia di Pizzomunno detta anche del Castello o Scialara è una spiaggia in sabbia fine situata a sud di Vieste, subito alle porte del centro città. E’ lunga circa 3 km ed è lambita dalla bianca falesia. Prende il nome dal famoso monolite “Pizzomunno” che la leggenda vuole ragazzo trasformato in pietra dalle sirene gelose del suo amore per la sua amata.

Italian singer Max Gazze’ performs on stage during the 68th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 06 February 2018. The 68th edition of the television song contest runs from 06 to 10 February. ANSA/CLAUDIO ONORATI

 

Anticipato dal lyric video, esce il 1 marzo il videoclip ufficiale de “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, il nuovo brano di Max Gazzè portato sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo.
Il video è un piccolo gioiello di animazione che riprende le illustrazioni oniriche di tutto il progetto “Alchemaya”, l’opera pubblicata in versione doppio CD e triplo LP per Universal Music.
Nel racconto animato ci si immerge in un universo marino bizzarro e delizioso, tra code di sirene e tritoni, in cui si mischiano surrealismo e pop art; il tutto ideato e realizzato a mano da Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni di Imaginarium Creative Studio, stessi autori della grafica di Alchemaya e del videogioco omonimo.
I disegni richiamano il mondo iconico di Yellow Submarine e il lavoro visionario che Terry Gilliam ha portato avanti negli anni con i Monty Python per la creazione di sketch e sigle, ma convivono felicemente anche un certo gusto scenografico di Federico Fellini, il simbolismo di Salvador Dalì e i collage surrealisti degli anni ’30 di Max Ernst.
Tra colori, linee ondulate, psichedelia e musica sinfonica, l’incedere di una barchetta di carta traghetta lo spettatore per tutto il brano attraverso le ‘maree’ delle diverse tavole pittoriche, fino al ricongiungimento di Cristalda e Pizzomunno.

Max a Sanremo2018: Premio Bigazzi

“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, il brano cantato da Max Gazzè, conquista la sesta posizione finale al 68° Festival di Sanremo vinto da Ermal Meta e Fabrizio Moro (sul podio anche Lo Stato Sociale e Annalisa). Il brano che narra la favola d’amore del monolite viestano ha ottenuto comunque un prestigioso risultato, aggiudicandosi il premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale, riconoscimento assegnato con i voti dei maestri che compongono l’orchestra sanremese.

E’ stato comunque un grande successo per Vieste, catapultato sui media di tutta Italia per le sue bellezze (finalmente) e non per tristi fatti di cronaca. Finito il Festival, Max Gazzè sarà impegnato per la promozione del disco in radio e tv nazionali, ma troverà il tempo per venire a Vieste dove riceverà la cittadinanza onoraria, così come preannunciato dal sindaco Giuseppe Nobiletti nei giorni scorsi.

 

Fonte: http://www.ondaradio.info/index.php/notizie/spettacolo/item/58739-sanremo-2018-a-max-gazze-sesto-posto-e-premio-per-la-migliore-composizione

 

Sanremo 2018, Max Gazzè: “Un’emozione cantare leggenda che piaceva a Dalla”

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

“È venuto il presidente della provincia di Foggia e mi hanno detto che Lucio Dalla era solito fermarsi nella spiaggia della mia canzone e voleva scriverci una canzone. È una coincidenza ma conoscendo Dalla e i luoghi che frequentava mi ha emozionato molto”. Lo ha detto Max Gazzè, intervistato dalla cronista dell’Ansa, al Festival di Sanremo dove è in gara con il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”



    		    	

Sanremo2018 – Rassegna Stampa

https://www.avvenire.it/agora/pagine/max-gazz

Il cantautore Max Gazzè: verso Sanremo cantando anche l’anima

Max Gazzè: verso Sanremo cantando anche l'anima

Parli un’ora con Max Gazzè e finisci come Cristalda, negli abissi, trascinato dalle sirene gelose del suo amato Pizzomunno. Ma questo è un dolce naufragare, nell’esoterismo del cantautore più “favoloso”, il migliore – quanto a “contafole” e spirito narrativo – che abbiamo incontrato nell’intronata routine del cantar leggero (per dirla alla Lucio Battisti). Il cinquantenne cantastorie, mai triste, è pronto con disincanto al suo quinto Festival di Sanremo, il quarto da big dopo il debutto nella categoria giovani con Cara Valentina (1997). Da allora Gazzè è una certezza nel nostro panorama musicale e lo conferma con la sua ultima produzione sinfonica. «Pardon, sintonica – corregge – Ai 60 elementi della Bohemian Simphony Orchestra di Praga ho aggiunto sintetizzatori», spiega da maestro anche di fonica. Con perizia ingegneristica discetta di «onde sinusoidali, quadre e a dente di sega, che creano un’amplificazione armonica degli strumenti. Per intenderci: un suono dieci volte superiore rispetto alla reale sezione dei violini dell’orchestra di Praga».

Una sperimentazione riuscita che si ritrova in Alchemaya, opera sintonica dunque, che con la buona stagione si ascolterà nei vari templi operistici nazionali, da Caracalla, allo Sferisterio di Macerata fino all’Arena di Verona. Insomma, qui siamo bel oltre il cantar leggero…

«Ho semplicemente avuto la giusta percezione con quella cosa sublime che è la musica ed è uscito questo concept album diviso in due atti. Nel primo si trovano leggende come La leggenda di Cristalda e Pizzomunno (scritta, come gli altri inediti con mio fratello Francesco). Parto da una narrazione storica, mitologica, come l’origine del mondo, per arrivare a una dimensione alchemica, un viaggio interiore alla Jules Verne, alla scoperta dell’anima, del senso ultimo delle cose e dell’esistenza».

Ogni “pensiero debole” sparisce tra i flutti di quello fortissimo dell’ultimo Gazzè.

«La mia non è una posa ma una ricerca spirituale che porto avanti da sempre. Ho avuto la fortuna di crescere confrontandomi sulla storia delle religioni con mio padre, appassionato di teologia, teneva convegni di sindonologia. Da ragazzino per certi versi precoce, ero affascinato dai testi sacri, dai misteri esseni, dai manoscritti di Qumran…».

Un “ginnasio” degno di Battiato, per poi prendere la strada del cantautorato, battendo però i sentieri dell’ironia tagliente, “onirica”, alla Rino Gaetano, mettendoci in più tutta la sua originalità fiabesca.

«Ma prima di quella che definisco la mia svolta “pulcinellosa” (storie ironiche, evitando di puntare il dito contro qualcuno o qualcosa), a vent’anni quando ancora vivevo a Bruxelles suonavo tutta un’altra musica con la mia band, i 4 Play 4. Ero l’unico musicista italiano del gruppo, repertorio: soul del nord e sconfinamento nell’acid jazz. Andavamo forte a Londra, suonavamo in tutta Europa. Avevamo bello e pronto un album, ma la casa discografica che ce lo propose ebbe un crac finanziario e subito dopo la band si sciolse. È uno dei pochi rimpianti che ho, quell’album sono sicuro che avrebbe fatto rumore».

E invece cosa accadde poi?

«Che tornai alle miei radici italiane, peraltro mai abbandonate e sventolate con orgoglio, a Bruxelles e a Londra, ascoltando sempre la musica dei nostri cantautori. A Roma ho ricominciato da zero: bassista nei locali, turnista per due anni con Wess. Componevo world music e il mio sogno era incidere con la Bmg. Il discografico Riccardo Clary sente un mio promo e mi chiama a casa. Alla segreteria telefonica – la cambiavo tutti i giorni – lascia detto: “Caro Gazzè, vorrei capire meglio questa sua musica”. Da lì a sei mesi Clary passò alla Virgin e con l’album Contro un’onda del maresono stato il primo artista messo sotto contratto da quella storica etichetta».

Poi l’incontro con i suoi “fratelli” artistici, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi.

«Con Daniele ho in pratica “cooprodotto” il suo album Il dado, con Niccolò salimmo agli onori delle classifiche con Vento d’estate. Ritrovarsi ancora tutti e tre in tour e registrare un disco come Il padrone della festa (2014), beh sono momenti di complicità unici e irripetibili. Con Silvestri è accaduto anche lo scorso Natale quando ci siamo esibiti in trio con Carmen Consoli. Fantastico, come memorabile per me rimane la serata dei duetti a Sanremo (2008) quando con Paola Turci e Marina Rei abbiamo cantato Il solito sesso ».

Canzone difficilotta quella per il pubblico sanremese, al quale ora propone l’altrettanto sofisticata La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

«Era necessario voltare pagina, specie dopo gli ultimi “zumpa-zumpa” de La vita com’è e Ti sembra normale… Ora c’èAlchemaya che è la piena fusione di spirito, corpo e anima».

Eppure nel suo necessario e fisiologico volare alto, lo sa che con Caparezza lei è il cantautore più amato dai bambini?

«Ne sono orgoglioso, anche da papà di cinque figli. Credo che l’empatia con i più piccoli nasca dal ritmo della filastrocca che ritrovano in certe mie canzoni. L’alchimia che si crea viene dal suono che i bambini traducono in parola familiare. Nel mio linguaggio simbolico ritrovano qualcosa di facilmente riconoscibile. Solo così me lo spiego quando mi capita di ascoltare un bambino di cinque anni che canta a memoria Sotto casa ».

Piccoli uomini crescono con la profonda leggerezza dei suoi brani e al tempo stesso con l’imbarazzante superficialità di questa nostra era social…

«Ma io sono fiducioso della coesistenza di mondi diversi e credo nell’umanità che tiene conto del progresso ma possiede ancora la capacità di tornare indietro e di ricercare il senso più profondo della vita. Quindi più il mondo diventerà superficiale e maggiore sarà la ricerca da parte dell’uomo di andare a ritroso per avvicinarsi al divino. Più l’uomo si allontanerà dalla terra e più questa farà in modo che si riavvicini».

Lei si era già avvicinato, in anticipo rispetto ai fatti recenti, alla tematica delle violenze e della molestie sessuali compiute sulle donne, con il brano Atto di forza.

«Giusto scovare gli scheletri nell’armadio dello showbusiness ma non dimentichiamoci che le violenze di cui sono vittime tante donne spesso iniziano tra le mure domestiche. Credo che sia una delle azioni più abominevoli di cui un uomo si possa macchiare e io l’ho denunciata con quella canzone che ottenne il Premio Amnesty Intenational 2014. Grazie ad Amnesty, alla scuola e alle associazioni, oggi il problema viene trattato con maggiore attenzione. E io ne sono felice, anche perché la mia sensibilità musicale è molto “femminile”, come dimostrano tante collaborazioni avute con le nostre cantanti».

Nella serata dei duetti sanremesi si esibirà con una donna del jazz, Rita Marcotulli, e Roberto Gatto. E se questo fosse il Festival di Gazzè…

«Non creiamoci troppe aspettative – sorride sornione –. Aver convinto tutti, dal direttore artistico Claudio Baglioni alla stampa, con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno per me è già una vittoria. Se poi, dopo averla cantata sul palco dell’Ariston dall’orchestra di Sanremo riceverò lo stesso consenso ottenuto in prova (applauso a scena aperta e bacchette battenti sui leggii dei violinisti, ndr), be’ allora personalmente lo vivrò come un trionfo».

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Opera di Firenze, Max Gazzè e Bohemian Symphony Orchestra incantano con Alchemaya

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/04/09/opera-di-firenze-max-gazze-e-bohemian-symphony-orchestra-incantano-il-pubblico-con-alchemaya/3510714/

L’inizio è la creazione: dal nulla della buia sala del Teatro dell’Opera di Firenze si spandono lunghi suoni di sintetizzatore. Non si tratta però della creazione a cui siamo abituati a pensare, non quella per secoli ufficialmente narrata nella Genesi. Nell’Alchemaya di Max Gazzè un’altra creazione prende vita insieme alla profonda, cadenzata, espressiva voce di Ricky Tognazzi che, su quei lunghi e misteriosi suoni, recita un passo tratto dalle antiche tavole sumere, quelle risultanti dalle traduzioni dello scrittore Zecharia Sitchin. Si narrano così vicende pre-adamitiche, precedenti cioè la plurimillenaria esperienza del genere umano sulla Terra e riguardanti gli Anunnaki, la popolazione aliena che nella narrazione sumera avrebbe colonizzato il suolo terrestre, nominandolo Eden, e creato l’Adam, il primo prototipo di essere umano.

Ecco dunque giungere Gazzè per cantare insieme alla Bohemian Symphony Orchestra di Praga che, impegnata a sostenerlo con ampi temi dal sapore eroico e fatalista, viene egregiamente diretta dal Maestro Clemente Ferrari. Torna nuovamente Tognazzi a narrare i fatti adamitici, storie ancora sconosciute ai più, ma che oggi trovano il loro massimo divulgatore italiano in Mauro Biglino. Le vicende sumere e bibliche sono, secondo questo tipo di narrazione e questo genere di studi, le medesime: cambiano solo i nomi, laddove i sumeri Anunnaki divengono, nell’Antico Testamento biblico, i terribili e temibili Elohim. Così prosegue tutto il primo atto, tra un canto di Gazzè e un racconto di Tognazzi, in una perfetta alchimia già ampiamente annunciata dallo stesso titolo dell’opera.

È forse, dell’intero primo atto, il quarto brano cantato da Gazzè, Vuota dentro, quello decisamente più convincente: una marcia tenebrosa che conduce il pubblico nelle viscere della terra. Gazzè, per l’occasione, applica alla propria voce un vocoder tanto azzeccato da restituire la gravità e la profondità di questa inquietante discesa che prende avvio da misteriosi buchi nel suolo del lontano Brasile: “Da buchi, ho scoperto, in Brasile si scende per scale sbattuti dal vento…il peso decresce di un quarto arrivando alle viscere di un altro mondo”La voce di Tognazzi è perfetta, profonda, rispettosa delle giuste e dovute pause, magnetica: il racconto, che nelle sue varie riprese attraversa i millenni, è chiaro, accessibile, diretto, e l’attore tocca l’apice della performance comunicativa nel biblico Ezechiele 1:1-28.

Alchemaya è così, dal punto di vista comunicativo e divulgativo, perfetta nel suo ruolo: a fine primo atto viene spontaneo dire: “Ci voleva, se ne sentiva il bisogno”. Di cosa? Di entrare in così semplice e immediato contatto con narrazioni e storie sconosciute ai più e spesso di non facile approccio.

Il secondo e ultimo atto dell’opera cambia invece radicalmente registro, e dalle narrazioni esoteriche ci si sposta sui pezzi più famosi dell’intero repertorio del cantautore romano, adeguatamente riscritti per l’orchestra dal Maestro Ferrari. Un’orchestra che, nel gioco delle parti di Alchemaya, opera definita da Gazzè “sintonica” per l’alchemica fusione dei timbri orchestrali con quelli elettronici, fagocita con la propria presenza e massa sonora qualsiasi velleità sintetica: a parte infatti alcuni punti, nondimeno significativi, in cui i synth giocano un ruolo decisivo, tutto il primo e il secondo atto sono immolati sull’altare delle melodie e degli arrangiamenti che il Maestro Ferrari ha saputo a ogni modo ben cucire intorno alla voce di Gazzè.

Il rischio di fondo è uno, e cioè che il tutto risulti un po’ troppo votato alla musica per film: le giravolte orchestrali disegnano paesaggi e orizzonti forse eccessivamente cinematografici (sembra a tratti di scorgere il John Williams di Star Wars o di E.T.), con una conseguente mancanza di totale adesione alle melodie vocali del cantautore romano, la cui voce, a tratti, sembra non essere propriamente adatta a una tale massa sonora.

A ogni modo, va benissimo così: ogni rivisitazione deve saper offrire nuove prospettive, nuove visioni, e questa inedita proposta del secondo atto di Alchemaya non è da meno. Insieme poi al repertorio “classico” Gazzè porta al suo pubblico, nel secondo atto di Alchemaya, ben due dei nuovi brani scritti di straforo assieme al fratello Francesco durante la stesura dell’opera: chissà se, quando l’opera verrà pubblicata in disco doppio, gli inediti verranno incisi nella versione, a prevalenza orchestrale, ascoltata ieri sera al Teatro dell’Opera di Firenze: chi vivrà, ascolterà.

Alchemaya, nel frattempo, vince la sua sfida col pubblico e la standing ovation finale replica quella già incassata al Teatro dell’Opera di Roma: tutti sembrano essere contenti, soddisfatti, persino il bimbo di cinque mesi che, in braccio alla mamma, dopo ampia e felice poppata, l’opera, con tanto di cuffie insonorizzate, se l’e dormita tutta, da cima a fondo.