Subito primi!!!! C’erano dubbi?

Dopo aver conquistato il primo posto nella classifica di iTunes sia in preorder che nel giorno d’uscita del disco, l’attesissimo album “Il padrone della festa” del trio Niccolò Fabi Daniele Silvestri Max Gazzè vola al numero uno della classifica FIMI-GFK degli album più venduti in Italia.

Forte dei numerosi consensi, ‘Il padrone della festa’, in co-produzione Sony/Universal Music, sarà distribuito in tutta Europa e dal 26 settembre Fabi Silvestri Gazzè saranno in tour nelle maggiori città europee, tournée questa che ha già registrato ben quattro sold out in prevendita a Londra, Parigi, Bruxelles e Lussemburgo.

Torna Max Gazzè, poeta minore

Fonte:
http://www.quotidianopiemontese.it/2012/01/25/ritorna-max-gazze-poeta-minore/#.WoCqROfSLIU
I poeti, quelli “veri” e con le carte in regola, arricciano sempre un po’ il naso. Qui da noi, dove per secoli le accademie letterarie hanno dettato regole e stili, l’idea che il grembo della poesia possa accogliere anche un cantautore desta sospetto. Eppure a volte succede. Max Gazzè è distante anni luce dall’iconografia tradizionale del poeta: si trova senz’altro più a suo agio in un pub che in un’università; piuttosto che con la penna in mano, cinto da improbabili corone d’alloro, preferisce farsi ritrarre col basso elettrico; non compone versi in una lingua aulica, accessibile a sé e a pochi altri adepti, ma scrive canzoni che a volte la gente canta per strada o sotto la doccia. Il suo rapporto con le parole, però, presuppone una ricerca profonda e fa di lui un caso più unico che raro nel panorama italiano. Venerdì 27 gennaio questo “poeta minore” (come il titolo di una sua canzone) arriva a Torino, all’Hiroshima mon amour. Qualcuno lo conosceva già a metà anni ’90, ma la consacrazione è arrivata solo sul finire del decennio, con il singolo Cara Valentina, il duetto con Niccolò Fabi in Vento d’estate (ormai un classico) e la partecipazione a Sanremo Giovani. Nel tempo, come un buon vino d’annata che non delude le aspettative, Gazzè ci ha regalato pezzi di grande valore, da Il timido ubriaco a L’uomo più furbo, da Il debole tra i due (in duetto con Paola Turci) a Il solito sesso, presentato a Sanremo nel 2008. L’ultimo album, Quindi?, risale a due anni fa e contiene il singolo Mentre dormi, in vetta alle classifiche per settimane. Ma il 2010 è stato un “anno mirabile” anche per una seconda ragione: con il film Basilicata coast to coast di Rocco Papaleo, campione d’incassi, il cantautore ha vestito i panni di un ombroso e intensissimo musicista, conquistando l’ammirazione del pubblico cinematografico. Un’avventura che, ha ammesso lo stesso Gazzè, potrebbe presto ripetersi. Max Gazzè in concerto: venerdì 27 gennaio, Hiroshima mon Amour (via Bossoli 83), Torino. I biglietti sono in vendita a 18 €, (14 € per studenti universitari). Info http://www.hiroshimamonamour.org/

Gazzé e la metafisica dell’amore che alla fine è sempre tenerezza

Venerdì di Repubblica

L’album della settimana

Nel nuovo cd “Quindi?” pochi brani surreali e, invece, tanti riferimenti ai sentimenti e all’oggi

Gazzé e la metafisica dell’amore che alla fine è sempre tenerezza

Da quando ha iniziato, nel ’96, di domande Max Gazzé se ne è fatte molte, sviluppando le possibili risposte nella sua musica. Oggi che potrebbe crogiolarsi nell’idea d’essere un originale autore pop (ma non lo farà mai, anche se questo è il settimo disco), non smette tuttavia di farsi domande.
Il titolo del cd è inteso sia come l’invito a proseguire che a concludere un discorso. E quindi? Quindi qui ci sono cose meno surreali rispetto a quanto ci aveva abituati, se escludiamo l’elettronica sottile di Storie crudeli (che ricorda le recenti produzioni Battiato-Sgalambro e si chiede perché spaventare i bambini con racconti drammatici)e il prog funk di Nuovi allineamenti di Stonehenge, che sembra scritta 25 anni fa e spiega strane teorie geofisiche. Forse perché dopo tanto tempo Gazzé ha messo da parte qualche sogno per parlare di più dell’oggi: non è male, perché se gli episodi di Quindi? sono meno facili di altri suoi lavori (dimenticatevi pezzi superpop come Il solito sesso), necessitano di più lavoro per essere scoperti. Il resto dei brani è più contemplativo, con la tipica varietà di stili di Gazzé, e raccontano della vita con cui ognuno ha a che fare quando la mente vaga: l’amore in tutte le sue facce, l’incapacità di scegliere e un interessante pensiero sulla “metafisica della composizione che astrae l’artista dalla sua sposa”. Anche se poi si torna sempre lì, all’amore protettivo di Mentre dormi, colonna sonora di Basilicata Coast to Coast, il film di Rocco Papaleo, dove Gazzé ha una piccola parte.

voto: *****

Max Gazzè: con “Quindi?” inizia un nuovo corso

«Ultimamente sono un po’ fuori dalle cose: ascolto poca musica, vivo in campagna, faccio il giardiniere. Raccolgo e coltivo albicocche». Per un attimo ci credo davvero, Max se ne accorge e aggiunge ridendo: «Non è vero, vivo a Roma, ma fuori dalle cose lo sono davvero».
Una nuova etichetta discografica, l’inizio della carriera di attore, la fine di un matrimonio. Il 2010 è un anno di cambiamenti per Max Gazzè, artista ancora considerato alternativo pur avendo partecipato a tre Festival di Sanremo.Il nuovo album Quindi?, uscito ai primi di maggio, è fin dal titolo uno specchio fedele della rivoluzione in corso nella sua carriera: un disco diretto, raffinato, in cui le canzoni si legano l’una all’altra in maniera naturale, sfuggendo i cerebralismi che avevano caratterizzato la sua produzione precedente. «Non posso fare delle cover di me stesso – precisa Gazzè – Nel nuovo disco ho cercato un approccio compositivo diverso, sforzandomi di trovare nuovi modi di scrivere».

Con un linguaggio più maturo, il nuovo album ci racconta di un Gazzè diverso. Come spiega lo stesso cantante: «Non ho cercato il prodotto di tendenza: meno artificioso, meno ermetico, più artistico, nel disco ho voluto descrivere sensazioni in maniera più diretta».
Una fase nuova della sua produzione in cui, però, il cambio di casa discografica non c’entra: «Il cambio di etichetta non ha influito: pubblicare un disco è un punto di partenza, ma per potersi emozionare è necessaria alla base un’idea artistica».

Quindi? nasce da una scrittura musicale organica, che diventa la base per la stesura di testi complessi: nonostante alcuni brani, su tutti Stonehenge, nascano da giri di basso («degni di Marcus Miller», chiosa Gazzè), l’istinto del bassista si smorza per affrontare la composizione nell’insieme, fornendo il supporto musicale per la collaborazione con Gianni Gimmy Santucci, autore dei versi.
Ricorda Gazzè: «I temi musicali sono miei, ma gli argomenti sono discussi assieme a Gimmy: ne parliamo tutto il pomeriggio, poi lui il giorno dopo torna con uno scritto che sintetizza il nostro incontro. Mi intriga lavorare sulla parte letteraria, per focalizzare sull’alchimia con la musica, per aumentarne la creatività. La scrittura dei testi mi permette di indentificare colori diversi nei vari brani: le parole sottolineano alcuni passaggi e, nella loro ironia, pochi versi riescono a condensare significati complessi, con infiniti rimandi. Basti pensare che l’Università di Leida, in Olanda, li ha studiati nelle loro diverse sfaccettaure. Non ne ha parlato nessuno».

Fra i testi più dibattuti dell’album, quello di Storie crudeli, un pezzo sulla cattiveria delle favole, dove il mondo fantastico e disturbato narrato dai fratelli Grimm ha come corrispondente moderno i Teletubbies: mentre le storie popolari, pur nella loro impressionante crudeltà, raccontavano la morale di una società violenta, i pupazzi televisivi di oggi, afferma Gazzè «insegnano solo ai bambini a essere dei robot. Cenerentola ed Hänsel e Gretel creano dei mostri, ma hanno a volte anche un involontario sfondo ironico: pensiamo a Biancaneve e al suo rapporto equivoco coi sette nani, sul quale è meglio rimanere nell’ambito del gossip. Ma i Teletubbies no: fanno parte di un programma della Bbc finalizzato alla creazione di automi. E noi non ne abbiamo bisogno».

Al di là dell’impronta (dis)educativa, la tv riveste comunque un ruolo di primo piano nel mercato discografico, dalla promozione dei dischi fino alla creazione dei nuovi cantanti-prodotto, sfornati a ciclo continuo dai talent-show e pronti a essere sostituiti di anno in anno dal modello più recente.
Un sistema quasi industriale che, comunque, non impensierisce Gazzè: «Amici e X-Factor sono solo una moda: cambieranno nel corso degli anni, ma questi programmi non sono un problema per la musica, sono più un problema per i ragazzi che li fanno. Alcuni hanno valore, ma quando collochi una persona sulla cresta dell’onda devi essere sicuro che sia in grado di nuotare. Questi ragazzi vengono bruciati dai meccanismi: mi auguro riescano a trovare strade diverse per far maturare il loro talento».

Se la tv viene vista come una scorciatoia per il successo, magari effimero, i giovani talenti si scontrano con un settore in piena crisi dove, come ricorda Gazzè, «c’è un po’ di malcontento: come nel resto del mondo mancano i soldi per i live e per i dischi». Un mondo in cui le vie tradizionali non funzionano più: «A fine concerto tanti ragazzi mi lasciano i loro cd: più sono interessanti più mi spiace, perché il mondo discografico è pieno di barriere. Lo è per chi è già affermato, figuriamoci per chi deve affermarsi o iniziare una carriera. È un momento decadente, ma la crisi non è colpa di internet. La rete è un mezzo in evoluzione, del quale ci manca la consapevolezza. Bene sarebbe sederci a un tavolo e usare la nostra creatività per trovare soluzioni nuove, idee diverse che vadano oltre la tradizionale produzione di un album».

Tra i nuovi progetti intrapresi quest’anno, spicca la partecipazione di Max Gazzè a Basilicata coast to coast, il film di Rocco Papaleo in cui il cantante, a fianco di Giovanna Mezzogiorno, interpreta il ruolo di un musicista muto. La storia racconta di un gruppo di artisti che tentano di raggiungere a piedi il luogo lontano dove dovranno esibirsi. Un on the road attraverso la Basilicata che diventa un viaggio introspettivo, quasi un pellegrinaggio con parecchia autobiografia. Per il Gazzè musicista, a inizio carriera professionista in giro per l’Europa, questa è «una situazione nella quale mi riconosco, anche se nel personaggio non so quanto c’è di mio. Ma il viaggiare, il raggiungere obiettivi e, soprattutto, dare la vita per raggiungere il concerto sono certamente parte di me».

Fonte: Mente Locale

Quindi? (Rockol.it)

Non è facile spiegare perché questo album, che apparentemente sfoggia le stesse carte del precedente “Tra l’aratro e la radio” (i due album hanno in comune lo stesso team di produzione, stessi autori, parte degli stessi musicisti), sembra da quello così distante in termini qualitativi, sin dal primo ascolto. Forse non avrà nemmeno un singolo in grado di fungere da tormentone radiofonico come era stato per “Il solito sesso” due anni fa, ma “Quindi?” è un album che si avvicina pericolosamente al concetto di capolavoro, almeno rapportato alla discografia di Max Gazzè, giunta, con questo, al suo settimo capitolo. Chiaro, non si griderà alla sorpresa, ascoltando questo lavoro, perché il DNA musicale di Gazzè è ormai conosciuto e in circolazione da quindici anni, così come lo sono il suo estro musicale e la sua originalità.

Eppure, pur non avendo dalla sua l’elemento “sorpresa”, “Quindi?” è l’album più bello, riuscito e completo di Max Gazzè, e lo è innanzitutto in termini di composizioni, pardon, di canzoni, che qui sono quasi tutte degne di un “best of”. Un album di prima qualità, che sembra scritto e registrato lontani da qualsiasi tipo di pressione, badando soltanto al risultato finale, all’ambientazione delle canzoni. E’ un disco pervaso di dolcezza, senza per questo mancare di energia: regala – anche per alcune citazioni dirette del paroliere Gimmi Santucci – alcune simmetrie battistiane, suona come a tratti suonarono due capolavori dell’era panelliana, “Don Giovanni” e “L’apparenza”, e non solo sul fronte acustico. Quello che “Quindi?” mette in luce è un’essenzialità di fondo, un assenza di “troppo” che riduce al minimo il rischio di logorrea musicale, da sempre una delle trappole più frequenti per un fantasista come Gazzè. Qui, al contrario, quasi tutto sembra essere stato messo a fuoco nel modo migliore, badando all’espressione prima, e alla comunicazione poi, tendendo a scremare il superfluo, senza però venire meno a una formula musicale che resta un connubio unico tra pop, rock, sperimentazione e surrealismo. “Quindi?” rimarca una lezione che rimanda dritti proprio al debutto di Gazzè, quel “Contro un’onda del mare” che nel 1996 fece girare la testa a molti. E non è un caso che il nuovo album si apra con un brano, intitolato “Io dov’ero (Atmos 5)”, che si riallaccia ai quattro precedenti episodi di “Atmos”, tutti contenuti proprio in quel debutto.

Trainato alla radio dall’incedere aggraziato di “Mentre dormi” – brano inserito anche nella colonna sonora di “Basilicata coast to coast”, il film di Rocco Papaleo che lo ha visto tra i protagonisti (seppure in un ruolo in cui è praticamente muto) – “Quindi?” ha numerose frecce al suo arco, non ultima proprio l’iniziale “Io dov’ero”, per non dire di altre canzoni splendide come “A cuore scalzo”, “La cosa più importante”, la fiabesca “Il drago che ti adora” e ancora “La moglie del poeta”, “Impercettibili” ed “Edera”. Ma tutto il disco vale l’ascolto, così come meritano una citazione i principali artefici del progetto, a cominciare dal produttore Giorgio Baldi per proseguire con Gianluca Vaccaro (missaggio), l’A&R di Universal Fausto Donato e, naturalmente, i musicisti, tra i quali spicca un illustre figlio d’arte, il batterista Cristiano Micalizzi, figlio di quel Fausto Micalizzi che negli anni ’70 diede un suono a tutto il cinema “poliziottesco” made in Italy.

Complimenti a Max Gazzè: tra l’aratro e la radio, tra sperimentazione e classifica, tra la voglia di essere se stesso e quella, altrettanto comprensibile, di avere successo, è riuscito nell’impresa di realizzare un album felice, vero e personale come in pochi avrebbero saputo fare. Quindi, non vi resta che ascoltarlo.

(Luca Bernini)

Max Gazzè: Io, poeta minore

https://www.ragusanews.com//immagini_articoli/12-11-2012/max-gazze-io-poeta-minore-500.jpg

Un articolo apparso sul giornale di Scicli nel 2000

Scicli – All’una e mezza della notte la pizzeria in cui ci siamo rifugiati è quasi deserta. Poco fuori le mura, a Marina di Modica, “L’oasi dei Re” ci accoglie stanchi di una giornata iniziata di buonora, vissuta sul filo dell’ansia: la prima volta di un concerto di alto livello, organizzato dal Comune, dopo nove anni dall’ultimo concerto organizzato da privati allo Scapellato, in uno scenario impareggiabile quanto inedito, la cava di San Bartolomeo, con tanto di biglietto e di security… Ce n’è abbastanza per “friggere come burro in padelle”, direbbe il buon Massimiliano Gazzè, il più stanco di tutti insieme all’assessore Giovanni Mormina, che all’impresa del concerto ci ha creduto come nessun altro.

Cocktail al kiwi e alla fragola, pizza, fritto misto di mare, Corvo Glicine, “gazzè e ammazzagazzè”, ordina alla fine Max giocando sull’assonanza gazzè-caffè.

Al tavolo anche “il sindaco più giovanile che abbia mai conosciuto”, con una maglietta nera che lo avevano scambiato per uno della security, Gigi Nifosì, Gino Savarino, il “cugino” Giovanni Gazzè, la band e il datore di luci, che ricorda ancora di essere venuto a Scicli, allo Scapellato, diciotto anni fa, con il Banco del Mutuo Soccorso.

Max, molti dei tuoi fans sciclitani hanno rabbrividito quando, ne “L’amore pensato”, forse la tua canzone più bella, hai sostituito Roma con Scicli. Non è stato un espediente un po’ civettuolo per ingraziarsi il pubblico?

Assolutamente no. Vedi, non cambio mai i testi delle mie canzoni, per nessun motivo, credo alla fedeltà a un testo e basta. “Partire da Scicli in settembre” è un partire figurato, e Scicli è un luogo dell’anima per me, la mia famiglia, tanto quanto lo è Roma nella canzone. Voglio dire che, a parte la prosodia che mi ha consentito di scandire il nome Scicli al posto di Roma, entrambi composti da due sillabe, non mi sognerei mai di cantare “partimmo da Casal Pusterlengo” solo perché sto facendo un concerto lì. E’ stato un omaggio, alla città di mio padre Enzo, dei miei nonni, don Memmo Gazzè e Giovanna Di Natale. Del resto, non mi sono mai sentito romano in vita mia, non parlo romanesco, ho fatto gli studi superiori in Belgio, parlo il francese di madrelingua, non sento di appartenere neppure alla “scuola romana” di Niccolò Fabi e Alex Britti. Mi piace pensare piuttosto alle mie origini siculo-spagnole. Da alcune ricerche di araldica che ho fatto ho scoperto che i Gazzè approdano a Scicli dalla Spagna, grazie al trasferimento in Sicilia di una famiglia del notabilato spagnolo vicino a Carlo V. E’ una cosa che mi diverte moltissimo…Genealogie “nobiliari” a parte, credo che la definizione più bella di questo paese me l’ha data in prestito il mio amico Franco Battiato, quando mi ha detto che “Scicli è un’isola in Sicilia…” Per il fermento culturale, per il senso di appartenenza a una comunità, per il rispetto del territorio. Ecco, “partire da Scicli in settembre” vuol dire tutte queste cose insieme…

Sei tra i pochissimi cantautori italiani, della generazione dei trentenni, che riescono a sfuggire ai clichè e a vendere moltissimo. Qual è il tuo segreto?

 

La musica italiana oggi è come una grande piazza in cui c’è tanta gente che fa rumore. Alcuni piallano, altri usano il trapano, qualcuno suona, pochissimi inventano…In mezzo a tutto questo rumore di sottofondo è difficile riuscire a scorgere la musica di qualità. E’ il sistema delle radio, dello strapotere di chi ti dice che “dopo un mese la canzone è già vecchia”, ad incentivare il rumore di sottofondo. Il segreto sta nel non fare ciò che le radio ti chiedono. Ho sempre usato questo metro nelle mie canzoni, pensarle come se non dovessero mai andare in radio. Francesco Guccini sei mesi fa ha pubblicato un album di cui nessuna canzone viene trasmessa in radio; ha venduto mezzo milione di dischi.

Per farti capire, oggi pomeriggio a Ragusa ho comprato una chitarra di seconda mano, l’ho pagata un milione, non è una buona chitarra, ma ha dei suoni che una buona chitarra non avrebbe. A volte capita che ti serve un suono sporco, non ortodosso, strano. Un qualunque mio collega forse non avrebbe mai comprato una chitarra del genere, io sì, perché so che chi fa musica acquista suoni e non strumenti musicali. Vedi, questo modo di vedere le cose di musica in Italia non è molto comune, tutti rincorrono l’alta tecnologia, la perfezione della musicalità, senza accorgersi di appiattirsi su un livello elevatissimo…di banalità. A volte un suono sporco dice molte più cose di una sonorità pulita ma uguale a tante altre.

Come ti è sembrato il concerto di stasera a Scicli?

 

Avrei voluto riprenderlo con le telecamere e portarmelo a casa. La cava di San Bartolomeo meriterebbe manifestazioni ben più prestigiose. Poco prima di iniziare ho telefonato a papà. Un signore (il signor Conti, padre del commercialista Angelo, ndr) mi ha dato una foto di mio padre quando era ragazzo, ho provato un sussulto, l’ho chiamato…

Chi è il “poeta minore” a cui hai dedicato la prima canzone dell’ultimo album?

 

Poeti minori siamo tutti coloro che facciamo la cosiddetta musica d’autore, una forma d’arte sospesa a metà tra la poesia e la prosa. Poeta minore è mio fratello Francesco, che scrive poesie senza avere lo spazio di pubblicare, di essere letto… I cantautori siamo tutti figli di una musa meno importante delle altre; quella canzone parla di questo nostro limite.

Pensi che il formato Mp3 ed internet possano favorire la diffusione della musica d’autore?

 

Sono contrario alla musica su internet e alla musica gratuita in genere. Non ho mai regalato un disco in vita mia perché penso che per essere apprezzata la musica vada comprata, con sacrificio. Condivido la scelta di fare concerti a pagamento, soprattutto alla luce del fatto che nel meridione d’Italia la musica dal vivo è commissionata dagli enti pubblici che lasciano spesso l’ingresso libero. Questo è diseducativo, come è diseducativa la musica propinata in televisione in play-back, in quei programmi in cui l’evento musicale passa in secondo piano per diventare evento televisivo. Ecco, al ventre molle di chi sta in pantofole ad ascoltare la musica che danno in televisione, preferisco lo zoccolo duro di chi paga, anche un prezzo politico, per venire a vedere i concerti.

Quando tornerai in Sicilia?

 

Nei prossimi mesi correrò a Pergusa, vicino Enna, con il kart. Ho preso il brevetto di pilota grazie al mio amico Trulli, che corre in Formula Uno. A settembre, finita la tournè, vorrei fare un paio di settimane di vacanze a Scicli, del resto lo dice anche la canzone…

Nella foto, scattata in San Bartolomeo, Max Gazzè parla col sindaco Bartolomeo Falla, abbracciando i due sacrestani

Giuseppe Savà
Fonte: https://www.ragusanews.com/articolo/28933/sameDomain

Contro un’onda del mare – Recensione

p_files_2009_26197.jpgo0c0f0w1d250aCh0

Fonte: www.debaser.it

Recensione scritta da GustavoTanz per DeBaser.

Il 1996 per l’Italia è stato un anno particolare. Da una parte c’era il ritorno dei grandi cantautori, con Fossati che sfornava uno dei suoi lavori migliori, “Macramé”, De André che scriveva il suo canto del cigno, “Anime Salve”, De Gregori con il buon “Prendere e Lasciare”, e Battiato con l’ottimo “L’Imboscata”. Da un’altra era nell’aria l’avvento delle nuove band della penisola specializzate in rock e non solo, grazie ad album come (tra i tanti) “Il Vile” dei Marlene Kuntz, “Linea Gotica” del Consorzio Suonatori Indipendenti e “Ust” degli Ustmamò.E in mezzo chi c’era? Bella domanda.In mezzo potrebbero essere collocati quei cantanti che hanno avuto modo di dire qualcosa, e di cui qualcuno ancora riesce a dire la sua al giorno d’oggi. C’era Gianluca Grignani, la cui “Fabbrica Di Plastica” può essere tranquillamente considerata il suo capolavoro, prima di iniziare (dal 1999 in poi) un declino dolorosissimo e caratterizzato da canzoni tendenti all’insulso e al becero, c’era Daniele Silvestri, che con il suo “Dado” riesce a fare il botto, sorprendendo ancora di più critica e pubblico; e, ultimo ma non ultimo, c’era Max Gazzé.

All’epoca bassista proprio del sopracitato Silvestri, proprio nel 1996 Max realizza una delle sue opere migliori, il suo esordio “Contro Un’Onda Del Mare”.

Un disco che lo si può considerare un manifesto della parte più grezza di Gazzé (aspetto che lo stesso artista riproporrà in parte nell’ultimo album): testi a volte complicati (“Quel che fa paura”, “Sul filo”), ma notevoli, e sonorità tendenti ad un rock duro (“Karbogha”: “Croce di sangue sullo scudo, mano protesa per forte paura, mantello strappato dalla spada, custode del Santo Sepolcro”), intenso (“Il bagliore dato a questo sole”: “Liberi di vivere, liberi di ascoltare le illusioni della mente e dell’anima…”), a volte quasi Soundgardeniano (“Gli anni senza un dio”: “Vedi figlio mio, solo poi ti accorgerai che è meglio non capire le miserie strane che ho capito io, chiudi gli occhi, è solo un fulmine, che verrà il tuono e io non ci sarò…”), senza troppa voglia di strafare con il rischio di finire male. Non mancano brani un po’ più pacati, come “Sirio è sparita”, “Il viaggio di Luna” (“Troverò prima o poi…Terra mia?”), e la divertente “Sono pazzo di te” (“Come farò a guarire dalle tue bugie, se non hai mai capito che sono pazzo di te?”). Di quest’ultima è imperdibile il video, ormai introvabile, dove Max gira con una bambola gonfiabile!

Notevoli anche le quattro tracce denominate “Atmos”, quasi delle mini-jam sessions (esclusa la quarta, denominata “Scherzo di un do minore”, esperimento per archi elettronici ben riuscito).

Ma non scherza la devastante e grottesca “Terra”, scritta a quattro mani con Lucio Morelli (“accendo la tv, sigaretta nella gola, vedo solo culi e sento voci stridenti”), la cui idea verrà ripresa dal nostro per “Nel verde”, contenuta nel successivo “La Favola Di Adamo Ed Eva”.

Il lavoro verrà apprezzato talmente tanto da essere pubblicizzato nientemeno che da Franco Battiato. Scelta coraggiosa e decisamente perfetta per uno come Max, artista al giorno d’oggi purtroppo non pienamente compreso dalla “parte grossa” della musica odierna, ma sicuramente dotato di tanto, tanto talento.

E quelli come noi se ne sono accorti da un po’.

Poesia e ironia, “Tra l’ aratro e la radio”

E’ bastato un brano, “Il solito sesso”, presentato con successo all’ ultimo Festival di Sanremo, a far ricordare a tutti che tra i migliori, più originali, più preparati musicisti e autori italiani c’ è Max Gazzè. Sei album alle spalle, una lunga avventura musicale fortemente radicata a Roma, nei suoi club, con i suoi musicisti, una città che ha sempre amato e sostenuto Gazzè nella sua instancabile attività. Nato a Roma, Gazzè ha trascorso diversi anni a Bruxelles dove ha studiato musica e suonato in vari gruppi. Nel 1996 che esordisce con il suo primo album, Contro un’ onda del mare, ma è con il successivo La favola di Adamo ed Eva dell’ ottobre 1999 che arriva per la prima volta al grande pubblico, con il suo stile curioso e originale, nel quale mescola le forti radici rock con uno splendido uso della melodia e molte, moltissime influenze diverse. I dischi seguenti, Max Gazzè del 2000, Ognuno fa quello che gli pare del 2001, Un giorno del 2004, sono quelli che lo portano tra i grandi della canzone, album ricchi di ironia e allo stesso tempo di ricerca musicale, di poesia e di tensione, di profondità e leggerezza. Tra l’ aratro e la radio è la sua ultima fatica, quella che viene a presentare domani alla cavea dell’ Auditorium con la sua band, formata da Giorgio Baldi alle chitarre, Santi Pulvirenti alle chitarre, Clemente Ferrari alle tastiere, Puccio Panettieri alla batteria e da se stesso al basso e alla voce. Unico compositore dell’ album, per i testi – oltre a rinnovare la collaborazione con il fratello Francesco, per questo suo nuovo lavoro è stato affiancato da un amico, Gimmi Santucci, che proprio per la sua distanza dall’ ambiente musicale ha permesso a Gazzè di condividere riflessioni sulla vita e sui cambiamenti subentrati nel passaggio dalla società agricola a quella industriale, dall’ aratro alla radio, come dice il titolo del disco, sottolineando come «l’ allontanamento dalla natura induce talvolta a inseguire modelli di vita e comportamenti quotidiani lontani dalla nostra indole, che finiscono per impoverirci anziché arricchirci». Come sempre Gazzè è stato affiancato da molti amici in sala d’ incisione: Carmen Consoli ha suonato buona parte delle chitarre acustiche ed elettriche del disco e Marina Rei ha suonato batteria e percussioni; il contributo di due artiste femminili amplifica l’ andamento ondivago della musica, più naturale, congeniale all’ uomo. «Il mondo non è così serioso come noi lo ritraiamo; un albero non è rigido, in natura non c’ è niente di quadrato», spiega Gazzè, «noi invece viviamo in case quadrate, siamo condizionati dalla necessità di squadrare, analizzare ogni cosa. Così facendo abbiamo sostituito la percezione con l’ analisi e filtrato ogni rapporto con il mondo esterno». Di quadrato nella sua musica c’ è poco, ma di creatività, di sorprese e di energia ce n’ è quanto basta per garantire una serata di grandissima musica in concerto. / Auditorium Parco della Musica Cavea, domani, ore 21 Biglietti posto unico 18 euro Prevendita tel. 199.109.783
ERNESTO ASSANTE
13 luglio 2008 www.repubblica.it

Max Gazzè Raduni 1995 – 2005

fonte: www.storiadellamusica.it

Raduni 1995 – 2005

di Daniele Passeri

Come dice il ti­to­lo “Ra­du­ni 1995 – 2005” è una rac­col­ta che ha come in­ten­to ra­du­na­re il me­glio della pro­du­zio­ne de­cen­na­le del bas­si­sta-can­tau­to­re ro­ma­no. Di ma­te­ria­le ce n’è ve­ra­men­te molto, tren­ta can­zo­ni spal­ma­te su due cd, che rac­con­ta­no la car­rie­ra di Max Gazzè dal­l’al­bum d’ esor­dio “Con­tro Un’on­da Del Mare” del 1996 fino al più re­cen­te “Un Gior­no” del 2004, con l’ag­giun­ta di quat­tro nuovi brani, “Splen­de­re Ogni Gior­no Il Sole“, “Sexy“, “Di Na­sco­sto” e “Chan­son Idio­ma­ti­que” (in que­st’ul­ti­ma sem­bra chia­ro il ri­fe­ri­men­to alla fa­mo­sa “Chan­son Ego­cen­tri­que” di Bat­tia­to nota anche da Alice).

Tro­via­mo i clas­si­ci  come “Cara Va­len­ti­na” che a San­re­mo Gio­va­ni fu da “tram­po­li­no di lan­cio” per il Fe­sti­val del­l’an­no dopo dove Gazzè par­te­ci­pò con il brano “Una Mu­si­ca Può Fare“, anche que­st’ul­ti­mo pre­sen­te nella rac­col­ta. Tra i brani più noti ci sono  “Vento D’e­sta­te” con Nic­co­lòFabi, “L’uo­mo Più Furbo” e “Il Ti­mi­do Ubria­co“.

Con que­sta chio­ma di ca­pel­li ar­ruf­fa­ti, ab­bi­glia­men­to tra­san­da­to, in­som­ma una per­so­na­li­tà ap­pa­ren­te­men­te molto grez­za, Gazzè si ri­ve­la con un animo ro­man­ti­co quan­do ascol­tia­mo can­zo­ni come “La No­stra Vita Nuova” , una bal­la­ta dove c’è un con­ti­nuo cre­sce­re d’ar­chi con­tra­sta­to dalla rit­mi­ca del basso e della bat­te­ria. Io per­so­nal­men­te mi sento molto ap­pa­ga­to quan­do ascol­to una can­zo­ne d’a­mo­re non ba­na­le.

Il Mo­to­re Degli Even­ti” è in­ve­ce forse il pezzo piu ti­ra­to della rac­col­ta, sup­por­ta­to dalla chi­tar­ra e dalla voce di Car­men Con­so­li. Ma c’è da dire che nei pezzi di Gazzè c’è anche una gran­de vena co­mi­ca, com­po­nen­te fon­da­men­ta­le ascol­tan­do “An­ni­na” dove Gazzè dice alla sua donna, che se vuole real­men­te fare qual­co­sa per lui, do­vreb­be stare zitta. In­so­li­ta anche la più nota “La Fa­vo­la Di Adamo Ed Eva” .

Nella sua in­te­rez­za la rac­col­ta ri­sul­ta ab­ba­stan­za omo­ge­nea no­no­stan­te abbia piu di cin­que pro­du­zio­ni al­l’in­ter­no, fa­cen­do ec­cez­zio­ne per i brani trat­ti dal primo album “Con­tro Un’on­da Del Mare” , in­fat­ti ascol­tan­do “Il Ba­glio­re Dato A Que­sto Sole“, “Quel Che Fa Paura“, “Gli Anni Senza Un Dio” e “Sirio è Spa­ri­ta” si in­tui­sce una pro­du­zio­ne piu snel­la ma che da la sen­sa­zio­ne di ren­de­re più in­ci­si­vi i pezzi. Tra i brani ine­di­ti il più va­li­do è “Di Na­sco­sto” , can­zo­ne che fa parte del fi­lo­ne ro­man­ti­co-non­ba­na­le Gazzè.

Gran­de mu­si­ci­sta con una “ga­vet­ta” fatta nei lo­ca­li e nei scan­ti­na­ti della ca­pi­ta­le. In­so­li­to il basso come stru­men­to per un uomo che fa mu­si­ca cosi de­fi­ni­ta “pop“. In dieci anni di car­rie­ra col­le­zio­na in­nu­me­re­vo­le col­la­bo­ra­zio­ni con tutti gli ar­ti­sti che fanno parte della cosi detta “scuo­la ro­ma­na“. Alex Brit­ti, Da­nie­le Sil­ve­stri, Frank­ie Hi-NRG MC, PaolaTurci, e il gia ci­ta­to Fabi, sono solo al­cu­ni nomi di ar­ti­sti ro­ma­ni che hanno la­vo­ra­to con Gazzè. Anche se il più as­si­duo col­la­bo­ra­to­te di Max è suo fra­tel­lo Fran­ce­sco Gazzè, poeta e pa­ro­lie­re che firma tutti i testi delle can­zo­ni. Pro­prio di que­sto parla il brano “Poeta Mi­no­re” dove il can­tan­te re­ci­ta “io mu­si­co te sol­tan­to” ri­fe­ren­do­si al fra­tel­lo Fran­ce­sco.

Que­sta rac­col­ta esce per la con­clu­sio­ne del suo con­trat­to di­sco­gra­fi­co con la Emi, Gazzè più avan­ti pub­bli­che­rà un album per la On The Road(eti­chet­ta in­di­pen­den­te) fa­cen­do cosi com­pa­gnia alle sue ami­che Ma­ri­na Rei e Paola Turci che gia ave­va­no ab­ban­do­na­to le major per la stes­sa eti­chet­ta.