Max Gazzè: “Trent’anni di studio in 11 canzoni: dalla storia alla fisica quantistica”

fonte: la stampa.it
Reduce da Sanremo, il cantautore racconta il nuovo disco Alchemaya. Con un’orchestra e un sintetizzatore: «Ho inventato la musica sintonica»

Parla del nuovo progetto discografico Alchemaya come di un lavoro «ambizioso e coraggioso, che sono soddisfatto di avere fatto». Si tratta di un doppio cd per il quale Max Gazzè ha coniato il neologismo «sintonico», ovvero l’incontro tra la musica sinfonica e il sintetizzatore: «Almeno non urto la sensibilità dei puristi della sinfonica», scherza. Nel primo atto c’è la vera opera in undici tracce, nel secondo tredici successi di Max riproposti in questa nuova veste, più tre inediti: Se soltanto, Un brivido a Notte, «che ho liberamente tratto da La Canzone della Cortigianetta di Gian Pietro Lucini» e il brano portato al Festival di Sanremo La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

«In questo disco – racconta – non ci sono i classici strumenti rock come chitarra, basso e batteria. Al loro posto c’è la Bohemian Symphony Orchestra di Praga: sessanta elementi diretti dal Maestro Clemente Ferrari, che ha anche orchestrato l’opera. E poi c’è il sintetizzatore che amplia la gamma delle frequenze dell’orchestra». Alchemaya succede al live nei teatri: «È stato sorprendente scoprire come il pubblico sia stato positivamente colpito dalla prima parte dello show, quello dell’opera – sottolinea Gazzè -. Non era per nulla scontato, perché si tratta di canzoni che non appartenevano al mio repertorio. Sono il risultato di un percorso di studio durato trent’anni».

Percorso condiviso con il fratello Francesco, abituale autore dei testi, coinvolto anche in questo progetto: «In quest’opera ho sviluppato temi di storia, filosofia, mitologia, fisica quantistica ed esoterismo. Sono impegnativi, lo so, ma li abbiamo trattati con leggerezza. Avere trovato una chiave narrativa che è stata apprezzata mi ha spinto a dire: “Adesso faccio il disco”. Così è nato Alchemaya, un concept album, almeno nella prima parte, che si avvicina più al mondo progressive che all’opera classica».

La prossima estate l’opera sintonica di Max riprenderà la strada dei teatri, con quattro appuntamenti in scenari d’incanto come le Terme di Caracalla di Roma (5 agosto), lo Sferisterio di Macerata (due giorni dopo), il Teatro Antico di Taormina (25 agosto) e l’Arena di Verona per il gran finale, il 2 settembre.

Resta da capire se resterà un unicum o se siamo all’inizio di una nuova strada: «La sinfonica io l’ho sempre apprezzata e da ragazzo l’ho anche studiata. In passato ho collaborato con la Filarmonica Toscanini e con l’Orchestra Verdi di Milano, tutte esperienze che mi hanno portato alla realizzazione di Alchemaya. Quindi non credo che sarà un’esperienza che abbandonerò, magari la porterò avanti parallelamente a quanto normalmente faccio».

In tutto ciò, una garanzia sembra esserci, il pubblico che ormai da decenni lo ama, non smetterà di seguirlo. Alchemaya è una produzione che in Italia non in tanti si sarebbero potuti permettere, e discorso analogo si potrebbe fare per il successo de La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, scelta banale portarla a Sanremo.

Ora, terminato il giro d’Italia nei negozi di dischi per incontrare il pubblico e firmare copie del disco, Gazzè potrà ritagliarsi qualche mese di riposo, prima dei live, così da dedicarsi ai tanti suoi interessi. Passioni che vanno dall’automobilismo al tennis, dal cinema all’Antico Egitto e agli studi più svariati, come quest’opera dimostra. C’è però un mondo dal quale si sente totalmente lontano, quello del calcio: «Eppure sono finito in una polemica sui social tra tifosi della Juve e del Napoli – racconta -. Mi hanno fatto passare per anti-juventino. Ma io vi assicuro che il calcio non lo seguo e non ne so nulla». È sempre stato così: «C’è un fatto che nessuno sa e che spiega tutto. Nel 1985 ero all’Heysel, a Bruxelles, alla finale di Coppa dei campioni. Sono cresciuto in Belgio ed è per questo che quel 29 maggio mi trovavo lì per Juve-Liverpool, proprio nel settore Z. Accompagnavo mio cugino, appena arrivato da Roma. Vidi tutto: i corpi schiacciati, la gente presa a manganellate dalla polizia, alcuni amici con la faccia coperta di sangue. Mi ritrovai con le spalle contro un muro. Riuscii a scavalcarlo e a saltare giù. Corsi a casa, ero sotto choc. Avevo 17 anni. Col calcio chiusi quella sera stessa, e per sempre».

Nulla, guida all’ascolto

Nulla è una canzone che ho scoperto col tempo. Forse inizialmente quella che ho ascoltato meno di Maximilian, per poi riassaporarla e conoscerla col tempo. E gustarla con immensa gioia nella versione sintonica di Alchemaya.

E adesso, ve la racconto.

Nulla è una mirabile costruzione poetica. I soggetti di ogni strofa sono da mettere tutti in relazione con la ripresa.

Nessun pensiero può competere con quello, costante, di averti vista. Così forte e totalizzante, che assedia la mente, penetra, invade e conquista. Una sensazione che tutti abbiamo provato, ma credo mai saputo esprimere con tanta forza. Perchè l’amore sconfina facile nell’ossessione, e diventa violenza. Diventa prigione e gabbia per la mente.

Eppure, è tanto forte il pensiero dell’altro – forte e costante – che nulla vale al suo confronto.

Non le visioni stelle cadenti, che avvolte nel velo della notte come perle, scivolano dentro ai sogni della gente.

Non l’albeggiare amaranto sul mare, non le aurore boreali sull’orizzonte.

Non gli abissi o le spaccature viste dalle altezze di sbuffi di nuvole  (L’Orrido. Il vuoto terrificante di Mostri)

 

Non le idee che persistono anche tra crepiti e schiocchi (forte l’onomatopea)

Non la potenza dirompente di grandine e vento (la forza degli elementi di Quel cerino)

Nulla vale al confronto.

Nulla

Tutto questo, come sempre, è del tutto personale

©EC

 

Un brivido a notte

Inedito, disco 2 Alchemaya
Oggi ho imparato a breve scuola
A offrirmi e tentennare sul crinale di parola
Ed è come arrecar cure, per tutti i gusti
Sì che più frusti, vengono a ore
E domino, fingo
Respingo e mi prometto
Ecco spargete i fiori al mio passaggio
Rido, ancheggio e sbadiglio
Fino al giaciglio degli adulteri
Sarò rifiuto della città
Quando piove ed è già sera
Sarò anche vento, una preghiera
Quando ogni goccio
E’ spina d’argento a pungere il fango o la faccia
Il cuore
Passerò sulla vostra famiglia
Come un flagello, come una guerra
Come una bietta, larva di fanghiglia
Sarò l’angelo che scese in terra
Per la vendetta
Sarò l’illusione dell’amore
Che prima m’accolga e di me non si accorga
Sono quel momento di debolezza
Che giunge a volte in un cuore spento
Con la sveltezza
Di un brivido a notte

 

Alchemaya (2018)

TrackList

Disco 1
01 L’origine del mondo
02 Enuma Elish
02 Il diluvio di tutti
04 Vuota dentro
05 L’anello mancante
06 Etereo
07 La Tavola di Smeraldo
08 Visioni ad Harran
09 Bassa Frequenza
10 Alchimia
11 Il progetto dell’anima

Disco 2
01 La leggenda di Cristalda e Pizzomunno (*)
02 Il timido ubriaco
03 Il solito sesso
04 Nulla
05 Cara Valentina
06 Edera
07 Ti sembra normale
08 Atto di Forza
09 Se soltanto (*)
10 La vita com’è
11 Mentre dormi
12 Un brivido a notte (*)
13 Sotto Casa
14 L’ultimo cielo
15 Una musica può fare
16 Verso un altro immenso cielo

Max a Sanremo2018: Premio Bigazzi

“La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, il brano cantato da Max Gazzè, conquista la sesta posizione finale al 68° Festival di Sanremo vinto da Ermal Meta e Fabrizio Moro (sul podio anche Lo Stato Sociale e Annalisa). Il brano che narra la favola d’amore del monolite viestano ha ottenuto comunque un prestigioso risultato, aggiudicandosi il premio “Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale, riconoscimento assegnato con i voti dei maestri che compongono l’orchestra sanremese.

E’ stato comunque un grande successo per Vieste, catapultato sui media di tutta Italia per le sue bellezze (finalmente) e non per tristi fatti di cronaca. Finito il Festival, Max Gazzè sarà impegnato per la promozione del disco in radio e tv nazionali, ma troverà il tempo per venire a Vieste dove riceverà la cittadinanza onoraria, così come preannunciato dal sindaco Giuseppe Nobiletti nei giorni scorsi.

 

Fonte: http://www.ondaradio.info/index.php/notizie/spettacolo/item/58739-sanremo-2018-a-max-gazze-sesto-posto-e-premio-per-la-migliore-composizione

 

Sanremo 2018, Max Gazzè: “Un’emozione cantare leggenda che piaceva a Dalla”

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

“È venuto il presidente della provincia di Foggia e mi hanno detto che Lucio Dalla era solito fermarsi nella spiaggia della mia canzone e voleva scriverci una canzone. È una coincidenza ma conoscendo Dalla e i luoghi che frequentava mi ha emozionato molto”. Lo ha detto Max Gazzè, intervistato dalla cronista dell’Ansa, al Festival di Sanremo dove è in gara con il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”



    		    	

La leggenda (storia)

La leggenda di Pizzomunno e Cristalda

Si racconta che al tempo in cui l’attuale città era solo un villaggio composto da sparute capanne ed abitato da pescatori vi vivesse un giovane alto e forte di nome Pizzomunno. Sempre nello stesso villaggio abitava anche una fanciulla di rara bellezza, con i lunghi capelli color del sole di nome Cristalda. I due giovani si innamorarono, amandosi perdutamente senza che niente potesse separarli. Pizzomunno ogni giorno affrontava il mare con la sua barca e puntualmente le sirene emergevano dai flutti marini per intonare in onore del pescatore dolci canti. Le creature marine non si limitavano a cantare, ma prigioniere dello sguardo di Pizzomunno gli offrirono diverse volte l’immortalità se lui avesse accettato di diventare il loro re e amante.
L’amore che il giovane riversava su Cristalda, però, rendeva vane le offerte delle sirene.Una delle tante sere in cui i due amanti andavano ad attendere la notte sull’isolotto che si erge di fronte alla costa, le sirene, colte da un raptus di gelosia, aggredirono Cristalda e la trascinarono nelle profondità del mare. Pizzomunno rincorse invano la voce dell’amata. I pescatori il giorno seguente ritrovarono il giovane pietrificato dal dolore nel bianco scoglio che porta ancora oggi il suo nome.  Ancora oggi ogni cento anni la bella Cristalda torna dagli abissi per raggiungere il suo giovane amante e rivivere per una notte sola il loro antico amore.

Varianti della leggenda vogliono che il nome della giovane sia Vesta o Vieste (legando così anche il nome della città a questa leggenda), o ancora vogliono che la bella fanciulla fosse figlia di una divinità marina che si opponeva all’amore con il giovane viestano e che per questo loro sentimento fu punita. Altre variazioni sul tema vogliono che la ragazza fosse la moglie di Pizzomunno e che fu assalita mentre attendeva sulla spiaggia il ritorno del compagno pescatore.
Esistono comunque diverse varianti di questa leggenda in zona. Inoltre secondo una superstizione relativa al Pizzomunno, se si compie un giro completo intorno ad esso, formulando un desiderio, esso si avvererà.
Nel 2018 la leggenda del bianco monolite viene portata a Sanremo da Max Gazzè nella canzone “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”

Sanremo2018 – Rassegna Stampa

https://www.avvenire.it/agora/pagine/max-gazz

Il cantautore Max Gazzè: verso Sanremo cantando anche l’anima

Max Gazzè: verso Sanremo cantando anche l'anima

Parli un’ora con Max Gazzè e finisci come Cristalda, negli abissi, trascinato dalle sirene gelose del suo amato Pizzomunno. Ma questo è un dolce naufragare, nell’esoterismo del cantautore più “favoloso”, il migliore – quanto a “contafole” e spirito narrativo – che abbiamo incontrato nell’intronata routine del cantar leggero (per dirla alla Lucio Battisti). Il cinquantenne cantastorie, mai triste, è pronto con disincanto al suo quinto Festival di Sanremo, il quarto da big dopo il debutto nella categoria giovani con Cara Valentina (1997). Da allora Gazzè è una certezza nel nostro panorama musicale e lo conferma con la sua ultima produzione sinfonica. «Pardon, sintonica – corregge – Ai 60 elementi della Bohemian Simphony Orchestra di Praga ho aggiunto sintetizzatori», spiega da maestro anche di fonica. Con perizia ingegneristica discetta di «onde sinusoidali, quadre e a dente di sega, che creano un’amplificazione armonica degli strumenti. Per intenderci: un suono dieci volte superiore rispetto alla reale sezione dei violini dell’orchestra di Praga».

Una sperimentazione riuscita che si ritrova in Alchemaya, opera sintonica dunque, che con la buona stagione si ascolterà nei vari templi operistici nazionali, da Caracalla, allo Sferisterio di Macerata fino all’Arena di Verona. Insomma, qui siamo bel oltre il cantar leggero…

«Ho semplicemente avuto la giusta percezione con quella cosa sublime che è la musica ed è uscito questo concept album diviso in due atti. Nel primo si trovano leggende come La leggenda di Cristalda e Pizzomunno (scritta, come gli altri inediti con mio fratello Francesco). Parto da una narrazione storica, mitologica, come l’origine del mondo, per arrivare a una dimensione alchemica, un viaggio interiore alla Jules Verne, alla scoperta dell’anima, del senso ultimo delle cose e dell’esistenza».

Ogni “pensiero debole” sparisce tra i flutti di quello fortissimo dell’ultimo Gazzè.

«La mia non è una posa ma una ricerca spirituale che porto avanti da sempre. Ho avuto la fortuna di crescere confrontandomi sulla storia delle religioni con mio padre, appassionato di teologia, teneva convegni di sindonologia. Da ragazzino per certi versi precoce, ero affascinato dai testi sacri, dai misteri esseni, dai manoscritti di Qumran…».

Un “ginnasio” degno di Battiato, per poi prendere la strada del cantautorato, battendo però i sentieri dell’ironia tagliente, “onirica”, alla Rino Gaetano, mettendoci in più tutta la sua originalità fiabesca.

«Ma prima di quella che definisco la mia svolta “pulcinellosa” (storie ironiche, evitando di puntare il dito contro qualcuno o qualcosa), a vent’anni quando ancora vivevo a Bruxelles suonavo tutta un’altra musica con la mia band, i 4 Play 4. Ero l’unico musicista italiano del gruppo, repertorio: soul del nord e sconfinamento nell’acid jazz. Andavamo forte a Londra, suonavamo in tutta Europa. Avevamo bello e pronto un album, ma la casa discografica che ce lo propose ebbe un crac finanziario e subito dopo la band si sciolse. È uno dei pochi rimpianti che ho, quell’album sono sicuro che avrebbe fatto rumore».

E invece cosa accadde poi?

«Che tornai alle miei radici italiane, peraltro mai abbandonate e sventolate con orgoglio, a Bruxelles e a Londra, ascoltando sempre la musica dei nostri cantautori. A Roma ho ricominciato da zero: bassista nei locali, turnista per due anni con Wess. Componevo world music e il mio sogno era incidere con la Bmg. Il discografico Riccardo Clary sente un mio promo e mi chiama a casa. Alla segreteria telefonica – la cambiavo tutti i giorni – lascia detto: “Caro Gazzè, vorrei capire meglio questa sua musica”. Da lì a sei mesi Clary passò alla Virgin e con l’album Contro un’onda del maresono stato il primo artista messo sotto contratto da quella storica etichetta».

Poi l’incontro con i suoi “fratelli” artistici, Daniele Silvestri e Niccolò Fabi.

«Con Daniele ho in pratica “cooprodotto” il suo album Il dado, con Niccolò salimmo agli onori delle classifiche con Vento d’estate. Ritrovarsi ancora tutti e tre in tour e registrare un disco come Il padrone della festa (2014), beh sono momenti di complicità unici e irripetibili. Con Silvestri è accaduto anche lo scorso Natale quando ci siamo esibiti in trio con Carmen Consoli. Fantastico, come memorabile per me rimane la serata dei duetti a Sanremo (2008) quando con Paola Turci e Marina Rei abbiamo cantato Il solito sesso ».

Canzone difficilotta quella per il pubblico sanremese, al quale ora propone l’altrettanto sofisticata La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

«Era necessario voltare pagina, specie dopo gli ultimi “zumpa-zumpa” de La vita com’è e Ti sembra normale… Ora c’èAlchemaya che è la piena fusione di spirito, corpo e anima».

Eppure nel suo necessario e fisiologico volare alto, lo sa che con Caparezza lei è il cantautore più amato dai bambini?

«Ne sono orgoglioso, anche da papà di cinque figli. Credo che l’empatia con i più piccoli nasca dal ritmo della filastrocca che ritrovano in certe mie canzoni. L’alchimia che si crea viene dal suono che i bambini traducono in parola familiare. Nel mio linguaggio simbolico ritrovano qualcosa di facilmente riconoscibile. Solo così me lo spiego quando mi capita di ascoltare un bambino di cinque anni che canta a memoria Sotto casa ».

Piccoli uomini crescono con la profonda leggerezza dei suoi brani e al tempo stesso con l’imbarazzante superficialità di questa nostra era social…

«Ma io sono fiducioso della coesistenza di mondi diversi e credo nell’umanità che tiene conto del progresso ma possiede ancora la capacità di tornare indietro e di ricercare il senso più profondo della vita. Quindi più il mondo diventerà superficiale e maggiore sarà la ricerca da parte dell’uomo di andare a ritroso per avvicinarsi al divino. Più l’uomo si allontanerà dalla terra e più questa farà in modo che si riavvicini».

Lei si era già avvicinato, in anticipo rispetto ai fatti recenti, alla tematica delle violenze e della molestie sessuali compiute sulle donne, con il brano Atto di forza.

«Giusto scovare gli scheletri nell’armadio dello showbusiness ma non dimentichiamoci che le violenze di cui sono vittime tante donne spesso iniziano tra le mure domestiche. Credo che sia una delle azioni più abominevoli di cui un uomo si possa macchiare e io l’ho denunciata con quella canzone che ottenne il Premio Amnesty Intenational 2014. Grazie ad Amnesty, alla scuola e alle associazioni, oggi il problema viene trattato con maggiore attenzione. E io ne sono felice, anche perché la mia sensibilità musicale è molto “femminile”, come dimostrano tante collaborazioni avute con le nostre cantanti».

Nella serata dei duetti sanremesi si esibirà con una donna del jazz, Rita Marcotulli, e Roberto Gatto. E se questo fosse il Festival di Gazzè…

«Non creiamoci troppe aspettative – sorride sornione –. Aver convinto tutti, dal direttore artistico Claudio Baglioni alla stampa, con La leggenda di Cristalda e Pizzomunno per me è già una vittoria. Se poi, dopo averla cantata sul palco dell’Ariston dall’orchestra di Sanremo riceverò lo stesso consenso ottenuto in prova (applauso a scena aperta e bacchette battenti sui leggii dei violinisti, ndr), be’ allora personalmente lo vivrò come un trionfo».

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