La spiaggia di Pizzomunno si sveglia con la neve

Paesaggio molto suggestivo ‘catturato’ da foto e filmati
Redazione ANSA BARI 01 marzo 201815:25

Pizzomunno-Vieste si sveglia con la neve

“E allora dal mare, salirono insieme, alle spiagge di Vieste, malvagie sirene … Qualcuno le ha viste portare nel fondo, Cristalda in catene. E quando le urla raggiunsero il cielo, lui impazzì davvero, provando a salvarla, perché più non c’era…”. Così canta Max Gazzè ricordando la leggenda di Cristalda e Pizzomunno, la storia d’amore impossibile del giovane pescatore di Vieste e della sua dolce compagna approdata sul palco di Sanremo. E oggi Vieste e la sua spiaggia si sono svegliate coperte di neve, creando un paesaggio molto suggestivo immortalato soprattutto dai turisti con filmati e scatti. La spiaggia di Pizzomunno detta anche del Castello o Scialara è una spiaggia in sabbia fine situata a sud di Vieste, subito alle porte del centro città. E’ lunga circa 3 km ed è lambita dalla bianca falesia. Prende il nome dal famoso monolite “Pizzomunno” che la leggenda vuole ragazzo trasformato in pietra dalle sirene gelose del suo amore per la sua amata.

Italian singer Max Gazze’ performs on stage during the 68th Sanremo Italian Song Festival at the Ariston theatre in Sanremo, Italy, 06 February 2018. The 68th edition of the television song contest runs from 06 to 10 February. ANSA/CLAUDIO ONORATI

 

Anticipato dal lyric video, esce il 1 marzo il videoclip ufficiale de “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, il nuovo brano di Max Gazzè portato sul palco dell’ultimo Festival di Sanremo.
Il video è un piccolo gioiello di animazione che riprende le illustrazioni oniriche di tutto il progetto “Alchemaya”, l’opera pubblicata in versione doppio CD e triplo LP per Universal Music.
Nel racconto animato ci si immerge in un universo marino bizzarro e delizioso, tra code di sirene e tritoni, in cui si mischiano surrealismo e pop art; il tutto ideato e realizzato a mano da Francesca Pasquinucci e Davide Giannoni di Imaginarium Creative Studio, stessi autori della grafica di Alchemaya e del videogioco omonimo.
I disegni richiamano il mondo iconico di Yellow Submarine e il lavoro visionario che Terry Gilliam ha portato avanti negli anni con i Monty Python per la creazione di sketch e sigle, ma convivono felicemente anche un certo gusto scenografico di Federico Fellini, il simbolismo di Salvador Dalì e i collage surrealisti degli anni ’30 di Max Ernst.
Tra colori, linee ondulate, psichedelia e musica sinfonica, l’incedere di una barchetta di carta traghetta lo spettatore per tutto il brano attraverso le ‘maree’ delle diverse tavole pittoriche, fino al ricongiungimento di Cristalda e Pizzomunno.

Max Gazzè: “Trent’anni di studio in 11 canzoni: dalla storia alla fisica quantistica”

fonte: la stampa.it
Reduce da Sanremo, il cantautore racconta il nuovo disco Alchemaya. Con un’orchestra e un sintetizzatore: «Ho inventato la musica sintonica»

Parla del nuovo progetto discografico Alchemaya come di un lavoro «ambizioso e coraggioso, che sono soddisfatto di avere fatto». Si tratta di un doppio cd per il quale Max Gazzè ha coniato il neologismo «sintonico», ovvero l’incontro tra la musica sinfonica e il sintetizzatore: «Almeno non urto la sensibilità dei puristi della sinfonica», scherza. Nel primo atto c’è la vera opera in undici tracce, nel secondo tredici successi di Max riproposti in questa nuova veste, più tre inediti: Se soltanto, Un brivido a Notte, «che ho liberamente tratto da La Canzone della Cortigianetta di Gian Pietro Lucini» e il brano portato al Festival di Sanremo La leggenda di Cristalda e Pizzomunno.

«In questo disco – racconta – non ci sono i classici strumenti rock come chitarra, basso e batteria. Al loro posto c’è la Bohemian Symphony Orchestra di Praga: sessanta elementi diretti dal Maestro Clemente Ferrari, che ha anche orchestrato l’opera. E poi c’è il sintetizzatore che amplia la gamma delle frequenze dell’orchestra». Alchemaya succede al live nei teatri: «È stato sorprendente scoprire come il pubblico sia stato positivamente colpito dalla prima parte dello show, quello dell’opera – sottolinea Gazzè -. Non era per nulla scontato, perché si tratta di canzoni che non appartenevano al mio repertorio. Sono il risultato di un percorso di studio durato trent’anni».

Percorso condiviso con il fratello Francesco, abituale autore dei testi, coinvolto anche in questo progetto: «In quest’opera ho sviluppato temi di storia, filosofia, mitologia, fisica quantistica ed esoterismo. Sono impegnativi, lo so, ma li abbiamo trattati con leggerezza. Avere trovato una chiave narrativa che è stata apprezzata mi ha spinto a dire: “Adesso faccio il disco”. Così è nato Alchemaya, un concept album, almeno nella prima parte, che si avvicina più al mondo progressive che all’opera classica».

La prossima estate l’opera sintonica di Max riprenderà la strada dei teatri, con quattro appuntamenti in scenari d’incanto come le Terme di Caracalla di Roma (5 agosto), lo Sferisterio di Macerata (due giorni dopo), il Teatro Antico di Taormina (25 agosto) e l’Arena di Verona per il gran finale, il 2 settembre.

Resta da capire se resterà un unicum o se siamo all’inizio di una nuova strada: «La sinfonica io l’ho sempre apprezzata e da ragazzo l’ho anche studiata. In passato ho collaborato con la Filarmonica Toscanini e con l’Orchestra Verdi di Milano, tutte esperienze che mi hanno portato alla realizzazione di Alchemaya. Quindi non credo che sarà un’esperienza che abbandonerò, magari la porterò avanti parallelamente a quanto normalmente faccio».

In tutto ciò, una garanzia sembra esserci, il pubblico che ormai da decenni lo ama, non smetterà di seguirlo. Alchemaya è una produzione che in Italia non in tanti si sarebbero potuti permettere, e discorso analogo si potrebbe fare per il successo de La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, scelta banale portarla a Sanremo.

Ora, terminato il giro d’Italia nei negozi di dischi per incontrare il pubblico e firmare copie del disco, Gazzè potrà ritagliarsi qualche mese di riposo, prima dei live, così da dedicarsi ai tanti suoi interessi. Passioni che vanno dall’automobilismo al tennis, dal cinema all’Antico Egitto e agli studi più svariati, come quest’opera dimostra. C’è però un mondo dal quale si sente totalmente lontano, quello del calcio: «Eppure sono finito in una polemica sui social tra tifosi della Juve e del Napoli – racconta -. Mi hanno fatto passare per anti-juventino. Ma io vi assicuro che il calcio non lo seguo e non ne so nulla». È sempre stato così: «C’è un fatto che nessuno sa e che spiega tutto. Nel 1985 ero all’Heysel, a Bruxelles, alla finale di Coppa dei campioni. Sono cresciuto in Belgio ed è per questo che quel 29 maggio mi trovavo lì per Juve-Liverpool, proprio nel settore Z. Accompagnavo mio cugino, appena arrivato da Roma. Vidi tutto: i corpi schiacciati, la gente presa a manganellate dalla polizia, alcuni amici con la faccia coperta di sangue. Mi ritrovai con le spalle contro un muro. Riuscii a scavalcarlo e a saltare giù. Corsi a casa, ero sotto choc. Avevo 17 anni. Col calcio chiusi quella sera stessa, e per sempre».

Sanremo 2018, Max Gazzè: “Un’emozione cantare leggenda che piaceva a Dalla”

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it

“È venuto il presidente della provincia di Foggia e mi hanno detto che Lucio Dalla era solito fermarsi nella spiaggia della mia canzone e voleva scriverci una canzone. È una coincidenza ma conoscendo Dalla e i luoghi che frequentava mi ha emozionato molto”. Lo ha detto Max Gazzè, intervistato dalla cronista dell’Ansa, al Festival di Sanremo dove è in gara con il brano “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”



    		    	

Guida Ragionata all’Ascolto di @maxgazze – Prima Puntata

Per questa mia modestissima Guida Ragionata all’Ascolto e alla conoscenza della musica di Max Gazzè, trovo necessario cominciare da Megabytes.

Pubblicata all’interno di “Ognuno Fa Quello Che Gli Pare?” nel 2001 per la EMI.

Tutto questo esula parecchio
dall’ideale che avevo immaginato
per me in modo plausibile
quando alla vita ho chiesto
di essere almeno liberato
da un’identità troppo fragile
Il frutto di alcune passività
in fatto di comunicazione
che spingono il senso comune
a non mettere il naso più in là

Ecco perché il peso ci schiaccia
di non potere amare davvero
e stringere chiunque tra le braccia
se lo vogliamo sul serio
ecco perché qualsiasi angelo
può diventare cattivo
se ciò che lo rende vivo
fa quasi sempre scandalo

Tutto questo assomiglia troppo
ad una libertà vigilata
con la paura che lavora sotto
di non avere la felicità pensata

Nel frattempo siamo rinchiusi
ancora in tanti singoli megabytes
circondati da una vita sola
non la capiamo mai

Ecco perché il peso ci schiaccia
di non potere amare davvero
e stringere chiunque tra le braccia
se lo vogliamo sul serio
ecco perché qualsiasi angelo
può diventare cattivo
se ciò che lo rende vivo
fa quasi sempre scandalo

Megabytes, megabytes, megabytes, megabytes
Nel frattempo siamo rinchiusi ancora in tanti singoli megabytes

Ecco perché il peso ci schiaccia
di non potere amare davvero
e stringere chiunque tra le braccia
se lo vogliamo sul serio
ecco perché qualsiasi angelo
può diventare cattivo
se ciò che lo rende vivo
fa quasi sempre scandalo

 

Una riflessione sul peso delle convenzioni sociali? Sulla difficoltà di comunicazione e sulla tendenza ad autoisolarci dal resto?

Esprimere noi stessi è troppo difficile o costoso, tanto che è meglio fingere, rinunciare, conformarsi?

L’ideale che avevo immaginato.

Una libertà vigilata.

La paura che lavora sotto di non avere, la felicità sperata.

Il peso che ci schiaccia di non potere amare davvero.

Ho ritrovato tutto questo nella mia vita. Puntuale come Max lo descrive nel testo. Chissà se capita anche a voi. O se magari la leggete in modo completamente diverso. O se vi fermate solo alla parte musicale, peraltro eccellente.

Il video non è stato creato da un utente di youtube, ma lo trovo geniale.

Quanto precede, naturalmente, è del tutto personale.